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Home » Inchiesta su strage San Marco fa emergere giro di estorsioni. Luigi Ferro dettava legge tra le masserie del Gargano

Inchiesta su strage San Marco fa emergere giro di estorsioni. Luigi Ferro dettava legge tra le masserie del Gargano

Di Redazione
27 Ottobre 2021
in Cronaca, Immediato TV
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ciao ciao: "" -

Alle prime luci dell’alba di ieri, i carabinieri di San Giovanni Rotondo, con il sostegno dello squadrone eliportato “Cacciatori di Puglia”, ha dato esecuzione a due misure cautelari personali, (una custodia cautelare in carcere, una misura cautelare di arresti domiciliari), emesse il 21 ottobre 2021 dal gip del Tribunale di Foggia. L’indagine coinvolge due uomini di San Marco in Lamis i quali, in concorso tra loro, al fine di procurarsi l’ingiusto profitto pari al prezzo pagato e richiesto per la mietitura del grano, con minaccia di danneggiamenti e violenza, avrebbero costretto gli imprenditori agricoli proprietari dei terreni collocati nei pressi della località “Brancia” (San Severo) a servirsi della ditta da loro controllata per la mietitura e a cedere parte del guadagno a Luigi Ferro 51enne sammarchese detto “Gino di Brancia”, nonché a parcheggiare i loro mezzi presso la sua masseria dietro cospicuo pagamento annuo. In caso di ingaggio di ditta diversa da quella da loro controllata, gli imprenditori agricoli, subivano pressioni e successivi danneggiamenti.

Nel riquadro, Ferro

“Avevano molta paura a causa della forza intimidatoria di Ferro”, hanno spiegato oggi in conferenza stampa i carabinieri. “Incuteva soggezione”. Come raccontato stamattina dalla nostra testata, Ferro è nome noto agli inquirenti, un tempo sodale del boss manfredoniano Mario Luciano Romito, ucciso nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017.

L’indagine di oggi sulle estorsioni trae origine dal ritrovamento di 2 block notes (in cui erano annotati nomi e cifre) nell’abitazione di un pregiudicato di San Marco in Lamis (estraneo a questa inchiesta), perquisita nell’ambito dei servizi ad alto impatto attuati dopo il quadruplice omicidio nei pressi della Stazione ferroviaria, ormai dismessa, di San Marco in Lamis, dove a perdere la vita furono, oltre a Romito e al cognato Matteo De Palma, i fratelli Luciani, due agricoltori proprietari di un terreno nelle vicinanze di quello di Ferro. I nomi dei contadini non compaiono nelle liste ritrovate, ma non è da escludere che anche loro, in passato, siano stati vittime delle prevaricazioni del “vicino” pregiudicato. Gli investigatori del Nucleo Operativo della Compagnia di San Giovanni Rotondo, insospettiti dai nomi e dalle cifre contenute nei block notes, hanno avviato una peculiare attività di indagine volta a capirne il contenuto e il motivo di tali annotazioni, risultate essere le pesature quotidiane del raccolto dei cereali.

L’auto di Mario Romito

È dunque emerso, attraverso le escussioni di numerosi testimoni (seppur alcuni dei quali reticenti), il chiaro quadro di una costante e ben organizzata attività criminale, la quale si è avvalsa della forza intimidatoria e coercitiva al fine di privare gli agricoltori di zona della capacità di autodeterminarsi nella scelta delle ditte di cui servirsi per la mietitura di orzo e grano, pena danneggiamento dei mezzi di lavoro e altre forme di violenza. Tra l’altro, in alcuni casi, spiegano gli inquirenti, era l’unica fonte di sostentamento economico delle vittime, almeno una ventina, oggetto di ritorsione e sottomissione ai limiti della sudditanza.

Ferro e il compare, infatti, avrebbero costretto gli imprenditori agricoli di zona, tutti over 65 (per questo è contestata l’estorsione aggravata), ad ingaggiare, per la mietitura, la ditta da loro controllata cedendone parte del guadagno ed obbligandoli anche a parcheggiare i mezzi agricoli, dietro pagamento, proprio presso i capannoni di proprietà di uno dei due indagati per “tenerli al sicuro” da danneggiamenti. Qualora qualcuno avesse deciso autonomamente di rivolgersi ad altre ditte per la mietitura, queste sarebbero state costrette a “fuggire”, come infatti accaduto, senza nemmeno intascare il guadagno per il lavoro svolto. Chi non si piegava subiva danneggiamenti alle aziende e violenze.

Gli agricoltori di zona, la gran parte dei quali di San Marco in Lamis, sono stati inoltre costretti ad accettare di far pascolare, nei propri terreni, gli animali di proprietà di uno degli indagati a titolo gratuito, oltre ad essere obbligati a “dovergli” consegnare parte del raccolto senza alcuna altra lecita motivazione, nonché cedere gratuitamente la paglia che rimaneva sul terreno al termine della mietitura. È chiaro come Ferro abbia spadroneggiato e dettato legge, indisturbato nel piegare gli agricoltori alla sua volontà, avvalendosi della loro fama criminale. All’esito delle attività di indagine, il gip del Tribunale di Foggia ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati, in ordine a tutti i reati loro ascritti.

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Tags: garganoLuigi Ferrostrage San Marco
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