A “Chi l’ha visto?” il giallo di Roberto Straccia, studente universitario marchigiano trovato morto sulla costa di Bari. La sua storia – risalente a dieci anni fa – sembrerebbe collegata alla provincia di Foggia per un presunto e drammatico scambio di persona. Straccia studiava all’università “Gabriele D’Annunzio” di Pescara quando scomparve misteriosamente dopo essere uscito a fare jogging. Svanì nel nulla il 14 dicembre 2011, ma venne ritrovato senza vita a Bari il 7 gennaio successivo.
Straccia – stando a quanto ricostruito da “Chi l’ha visto?” – sarebbe stato scambiato per un ragazzo calabrese piuttosto simile a lui e che doveva essere rapito per un regolamento di conti nel mondo della droga, relativo ai traffici tra la criminalità della provincia di Foggia e la ‘ndrangheta.
Così l’avvocata della famiglia, Marilena Mecchi: “Il 30 dicembre del 2011 la Direzione Nazionale Antimafia chiese il suo fascicolo alla procura di Pescara dopo un’intercettazione telefonica”. Nell’ambito dell’inchiesta è stato ascoltato anche un collaboratore di giustizia che avrebbe rivelato dettagli piuttosto inquietanti. “Il corpo di Roberto Straccia non arrivò via mare in Puglia – si legge sulla pagina social della trasmissione -, non poteva essere in quelle condizioni dopo tanti giorni in acqua, ancora con le scarpe allacciate”. E ancora: Straccia è stato rapito per uno scambio di persona mentre faceva jogging? È stato tenuto prigioniero (probabilmente nel Foggiano, ndr) per giorni e poi ucciso? Domande ancora senza risposta.
“Fu uno scambio di persona – ha spiegato il pentito (foto in alto) alla trasmissione di Rai 3 confermando a grandi linee le dichiarazioni rese da un altro collaboratore di giustizia in passato -. Straccia venne legato dopo una botta in faccia e portato giù in Puglia, in provincia di Foggia. Lì rimase segregato, chiuso un po’ di giorni, ma quando il boss si accorse che non era la persona indicata era ormai troppo tardi, perché questo ragazzo aveva visto i suoi rapitori in faccia. La mafia foggiana non lascia testimoni in giro. Quindi si decise di farlo scomparire, fu portato al largo con una barca e buttato in mare, ma qualcosa andò storto e il corpo risalì a galla”. Nonostante il metodo mafioso, non si sarebbe trattato di una vera e propria storia tra clan: “Si trattò di un debito non saldato, traffico di droga, questo che faceva affari era un calabrese, abitava nella zona di Pescara”.
Le parole del pentito ai microfoni di “Chi l’ha visto?” potrebbero segnare una svolta sul caso Straccia. L’avvocata Mecchi chiederà che il collaboratore di giustizia sia ascoltato dalla procura: “Ora abbiamo un nome e cognome, è doveroso sentirlo”.
