“Basta sangue, basta violenza, basta vendette, basta dolore, basta lutto, basta morti, basta genitori che piangono i propri figli e figli che piangono i propri genitori. Ci stiamo rassegnando tristemente ai fatti di sangue della nostra Città. Sta prendendo corpo l’indifferenza”. Così, dalla Parrocchia del Sacro Cuore, don Antonio Carbone dei Salesiani di don Bosco nell’omelia funebre di ieri, 6 gennaio.
Il sacerdote ha ricordato Pietro Russo (foto sopra), 32enne ucciso il 30 dicembre scorso in via Lucera. “Questa grande tragedia che ha colpito Pietro deve fare in modo che ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità, l’uccisione di un giovane, qualunque sia il motivo, non è un fatto privato di famiglia, è qualcosa che interpella tutti noi. Vogliamo giustizia, non vendetta. I delitti possono rimanere impuniti, ma non possono lasciare tranquillo chi li ha commessi – continua don Antonio -. Chi uccide un uomo, non è cristiano perché bestemmia e nega con la propria vita Dio. Un uomo sparato avrà soltanto il tempo per morire ma a chi impugna una pistola resterà il tempo per vedere gli occhi di un uomo che muore.

Il Natale, la venuta di Gesù ci dice che la delinquenza e la violenza non prevarranno, non l’avranno vinta. Ognuno di noi deve impegnarsi alla creazione di un regno di giustizia, di amore e di pace. Bisogna essere vigilanti e operosi perché Foggia faccia onore alla sua storia e sia sempre più bella e accogliente. Abbiamo bisogno di uomini e donne di amore, non di onore; di servizio, non di sopraffazione”.
Poi conclude: “Caro Pietro, non è giusto perderti a 32 anni, non è giusto lasciare 4 bimbi senza il papà, non è giusto che aprendo la porta di casa si vada incontro alla morte. Il buon Dio ti accolga nella sua casa, il bene e l’amore che hai donato siano il green pass per accedere in Paradiso. Per la numerosa famiglia che hai amato, che ti ama e continuerà ad amarti e che lasci nel pianto, in uno straziante dolore, chiediamo il sostegno della fede che è l’amore di Dio che non ci abbandona mai”.
