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Home » Asfalto “smaltito” nei campi agricoli della Capitanata, ecco chi sono gli imprenditori beccati in “Blacktop”

Asfalto “smaltito” nei campi agricoli della Capitanata, ecco chi sono gli imprenditori beccati in “Blacktop”

Di Redazione
25 Febbraio 2022
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

Sono tre le persone fermate nell’operazione “Blacktop” per traffico illecito di rifiuti. Il blitz porta la firma di DDA di Bari, Procura di Foggia e carabinieri del Noe. Arresti domiciliari per gli imprenditori della provincia di Foggia, Domenico e Antonio Valentino, di 47 e 45 anni, e obbligo di dimora per G.C.. Pesanti le accuse, traffico illecito di rifiuti speciali tra Foggia, Bat, Bari e Brindisi.

Antonio Valentino è amministratore della “Paving Technology”, Domenico Valentino è stato invece il direttore dei lavori di manutenzione delle autostrade durante i quali è stato prodotto “fresato d’asfalto”, smaltito illecitamente in campi agricoli della Capitanata grazie a proprietari di terreni compiacenti. Nell’inchiesta, infatti, figurano oltre 50 indagati. G.C. risulta essere uno dei proprietari di una delle aziende agricole in cui sarebbe stato “sotterrato” il materiale. In “Blacktop”, i militari, su disposizione della magistratura barese, hanno anche sequestrato due impianti per il trattamento di rifiuti delle società Valbit a Lucera (Foggia) e Paving Technology a Modugno (Bari).

L’indagine ha accertato, anche attraverso intercettazioni, una continuativa attività di traffico di rifiuti, costituiti da circa 120mila tonnellate di “fresato d’asfalto”, proveniente dai cantieri per il rifacimento del fondo stradale di circa 450 km di Statali in Puglia, gestite dall’Anas, che sarebbero stati smaltiti illecitamente su fondi agricoli di proprietari compiacenti, senza aver ricevuto alcun trattamento che potesse consentirne il riutilizzo quale “conglomerato bituminoso” utile per asfaltare o materiale da riempimento, utile in campo edilizio o per attività di ripristino ambientale. Il fresato veniva, di fatto, caricato nei cantieri stradali su automezzi della società assegnataria dell’appalto Anas e poi smaltito illecitamente. I documenti di trasporto sarebbero stati sistematicamente falsificati, consentendo una trasformazione cartolare del rifiuto “fresato d’asfalto”, che avrebbe dovuto prendere la via della discarica, in “materiale inerte secondario”. Questo avrebbe consentito agli indagati un risparmio sui costi, mai sostenuti, per il trattamento e il successivo smaltimento dei rifiuti, quantificabile in circa 1,2 milioni di euro.

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Tags: asfalto foggia
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