I dubbi che la missione russa in Italia, ufficialmente per dare una mano durante la pandemia Covid-19, in realtà nascondesse attività di spionaggio non esclusivamente sanitario si fanno sempre più forti.
Oggi i sospetti aumentano perché fonti della nostra intelligence sentite da Francesco Verderami sul Corriere della Sera affermano che nel marzo 2020 c’è mancato poco che i russi ricavassero informazioni riservate sulle basi militari di Ghedi, a Brescia, e Amendola, Foggia. Ecco perché i russi avrebbero sfruttato l’occasione pandemica per un’operazione ibrida, come unire utile e dilettevole, aiuti e spionaggio: prendere le informazioni che ci servono sul virus e, vista la loro presenza in Italia, farsi un giro in alcune basi italiane come Ghedi e Amendola.
Come ricorda il Corriere della Sera, il primo sospetto si ebbe quando i russi proposero di sanificare un’area del bresciano proprio nei pressi di Ghedi dove opera il 61esimo Stormo che, durante la Guerra Fredda, era considerato un obiettivo da distruggere perché sarebbero state custodite una dozzina di bombe nucleari nell’area riservata agli Stati Uniti. Episodio molto poco chiaro anche in Puglia, ad Amendola, dove i casi Covid erano pochissimi ma lì si trova il più importante aeroporto militare italiano dove opera il 32esimo stormo con macchinari altamente tecnologici. (ilgiornale)
