Giovani uccisi per futili motivi in provincia di Foggia. Prima Francesco D’Augelli a San Severo, ferito mortalmente da un minorenne, poi Andrea Gaeta, ammazzato a colpi d’arma da fuoco a Orta Nova. Su questi recenti avvenimenti di cronaca nera è intervenuta, attraverso la nostra testata, Lucia Di Paola, dirigente scolastica di Foggia ma attualmente in servizio presso il Liceo Classico Perticari di Senigallia. Ecco cosa scrive:
San Severo ed Orta Nova: due ragazzi “uccidono”, per una ragazza, dunque per futili motivi. Si pone l’attenzione all’emergenza educativa. Ebbene sì! Siamo in emergenza educativa! Parlando di emergenza educativa oggi si pensa che il problema sia il fatto che siamo di fronte ad un fallimento dell’educazione realizzata fino ad ora con le giovani generazioni.
Guardando la nostra società attuale, ci imbattiamo in una società marcata da un senso profondo di fallimento nell’esperienza educativa.
L’emergenza educativa è un fenomeno che riguarda non solo la scuola, ma la famiglia, la società, i diversi luoghi che contribuiscono all’educazione delle nuove generazioni.
In effetti l’emergenza mostra i suoi effetti nei più giovani e nei luoghi della loro vita, ma la sua origine è nella generazione adulta, in tutti coloro che hanno delle responsabilità nella società.
La crisi dell’educazione è mancanza di punti di riferimento, è difficoltà per gli adulti di offrire ai più giovani delle ragioni di vita e una lettura della realtà che abbia un senso e sia capace di orientare, impegnare e affascinare i ragazzi e i giovani.
Una generazione adulta svuotata dal consumismo, povera di valori, superficiale nel suo rapporto con la realtà, affaticata da un ritmo di vita in cui c’è poco posto per la persona, stenta a gettarsi in quella splendida avventura che è trasmettere ai giovani ragioni di vita e di speranza.
Certo non tutti gli adulti rispondono a questo ritratto pessimista, ma il clima diffuso è di questo tenore. I giovani si affacciano più con spavento e noia che con interesse al mondo nel quale domani saranno i protagonisti e crescono in una grande solitudine.
La necessità di discutere sul tema scuola-famiglia nasce spontaneamente quando ci si trova di fronte ai sempre più frequenti episodi di “emergenza educativa” riportati dai mass media, quando troppi genitori esprimono disagio nella gestione dei figli e troppi bambini manifestano comportamenti di ribellione; quando gli insegnanti lamentano difficoltà gestionali anche in classi di scuola primaria e fatica nella relazione con i genitori nel condividere un progetto educativo.
Analizzando le generazioni di venti o trent’anni fa, possiamo dire che qualcosa è cambiato; sono cambiati ragazzi e bambini, poiché è mutato il modo di vivere delle nostre famiglie, in quanto la sua stabilità e la sua identità, sono messe in crisi da una nuova e diversa situazione sociale che viene definita “fluida”.
I giovani sono cresciuti senza regole, quindi soli, senza rete di sicurezza, senza obiettivi e senza senso.
Vediamo sempre più genitori che concepiscono il loro ruolo non tanto come guida che aiuta l’altro ad essere se stesso, ma piuttosto come servitore delle necessità biologiche dei figli a cui permettono un potere decisionale sui loro bisogni.
Il risultato sono bambini dittatori, ansiosi e che interpretano un ruolo che non è il proprio.
Ci troviamo davanti una generazione di figli unici che cerca di colmare la propria solitudine guardando la Tv e navigando su Internet; questo fa sì che i nostri giovani siano nutriti di informazioni astratte, altrettanto vero è che sono poverissimi di esperienze reali e quindi vengono messi in crisi facilmente dalla scuola reale. Un bambino per crescere in modo equilibrato ha bisogno di due compagni insostituibili: i coetanei, con cui può condividere esperienze reali e concrete, e gli adulti, che lo aiutino a leggere il proprio vissuto.
Attualmente ciò che accumuna famiglia e scuola è la difficoltà a fungere da modello per i ragazzi, ad essere autorevoli.
Una intera generazione è stata lasciata senza padri né maestri, nella solitudine di rapporti virtuali, in assenza di esperienze significative in cui costruire relazioni vere.
Tra scuola e famiglia vi è l’esigenza di stringere un patto educativo per aiutare i nostri ragazzi fornendo loro una direzione che dia senso all’esistenza; è tempo che entrambe si impegnino per ricostruire una trama di rapporti non superficiali, capaci di generare valori. (In alto, D’Augelli e Gaeta)
Prof.ssa Lucia Di Paola, dirigente scolastica
