L’età che avanza, gli acciacchi fisici, il caro bollette. A Castelluccio Valmaggiore chiude l’unico mulino della zona, e l’ultimo mugnaio, Leonardo Marchese, spegne i macchinari e se ne va a casa. Con le lacrime agli occhi. “Dopo mezzo secolo di attività sono costretto a dire basta, con molto dispiacere. Ma a 81 anni l’età si fa sentire, la malattia c’è, gli aumenti dei costi energetici anche, pertanto a malincuore sono costretto a cessare l’attività. Un lavoro che svolgevo con tanta passione, al mio mulino venivano a portare il grano da quasi tutta la provincia e non solo. Ero il punto di riferimento di tutta la Valle del Celone, anche perché il nostro era il secondo mulino nato in provincia di Foggia. Ora per macinare il grano e il granturco bisogna andare ad Ariano Irpino”.
Il mulino di Castelluccio come gli altri ubicati nel Foggiano, hanno contribuito a fare la storia delle aree rurali dei Monti Dauni. Oggi molti di questi sono stati sostituiti da mulini più moderni ed efficienti, capaci di garantire una produzione “industriale”, queste costruzioni racchiudono ancora in loro un concentrato di storia, leggenda e tradizioni. Nonché di arte, arricchita anche dal fascino che solo il tempo è in grado di donare. L’amministrazione comunale di Castelluccio Valmaggiore ha proposto a Leonardo Marchese di trasformare il mulino in un vero e proprio museo. “È una proposta suggestiva – ha spiegato a l’Immediato l’assessore Angelo Pompa – che a mio avviso sarà accolta. Vogliamo rafforzare il Polo culturale affiancando al Museo della Valle del Celone, questo delle antiche tradizioni rurali”.
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