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Home » Finisce la latitanza di “Nino 55”, nome storico della mafia foggiana. Beccato per l’assalto ad un blindato

Finisce la latitanza di “Nino 55”, nome storico della mafia foggiana. Beccato per l’assalto ad un blindato

Di Francesco Pesante
16 Ottobre 2022
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

È terminata la latitanza di Savino Ariostini detto “Nino 55”, noto pregiudicato di Foggia vicino alla Società, organizzazione mafiosa della città. L’uomo, 52 anni, si era dato alla macchia a fine 2020, sfuggendo all’arresto in “Decimabis”, maxi operazione contro i clan. Ariostini è tra gli arrestati per il tentato assalto ad un portavalori della “Cosmopol” in provincia di Avellino. Insieme al 52enne, presunto capo della banda, sono state arrestate due persone di Bitonto e un giovane di Cerignola. Un 34enne di Molfetta, invece, è stato ucciso durante un conflitto a fuoco con la polizia.

Ritenuto dagli inquirenti contiguo alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, in “Decimabis” “Nino 55” è accusato di mafia insieme ad oltre 40 persone tra boss e picciotti della malavita foggiana. I magistrati antimafia ritengono l’uomo tra i “partecipi del sodalizio, con il compito di supportarlo nella fase esecutiva dell’attività estorsiva, con riferimento alla richiesta ed alla riscossione delle tangenti, nonché alla consegna dei proventi destinati al mantenimento degli associati”.

Sul conto di Ariostini, le carte di Decimabis riportano il seguente passaggio: “I plurimi elementi indiziari hanno descritto Ariostini quale soggetto con un ruolo di vertice all’interno del sodalizio in grado, in virtù del carisma criminale, di poter assicurare il mantenimento dei sodali arrestati, provvedendo alla distribuzione dei proventi illeciti”. In un’intercettazione tra Ariostini e il boss Raffaele Tolonese, si parlava dei soldi da inviare agli affiliati in cella, mentre in un’altra circostanza, “Nino 55” commentava la necessità di fare ricorso ad azioni intimidatorie per “indurre i commercianti a soggiacere alle richieste estorsive”. Ariostini interagiva anche con i vertici del sodalizio, soprattutto Pasquale Moretti, che lo avrebbe incaricato di vendicare l’omicidio di Rodolfo Bruno ucciso a Foggia il 15 novembre 2018. La vendetta non si sarebbe mai consumata. (In alto, Ariostini; sullo sfondo una foto di leggo.it sul caso del tentato assalto)

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Tags: mafia
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