Anche il collettivo di artisti di Foggia, Mediante, ha voluto realizzare un suo contributo artistico per l’anniversario della morte dell’imprenditore edile Giovanni Panunzio, ucciso dalla mafia foggiana 30 anni fa, il 6 novembre del 1992.
Il titolo AUFHEBUNG si può tradurre come “conservare e allo stesso tempo andare oltre”.
“A 30 anni di distanza, cosa conserviamo di quella parabola di vita di Panunzio e come superiamo la violenza mafiosa e le storture nella nostra città? La riflessione che questi artisti offrono è incentrata sulla lotta per la libertà e contro l’operazione determinata dalle ingiustizie, come nel caso del sacrificio di Panunzio e delle vittime innocenti di mafia. Con un omaggio finale a Mario Nero“, spiega il presidente dell’associazione Panunzio Libertà Eguaglianza e Diritti, l’avvocato Dimitri Lioi.
Lo stesso Lioi ha selezionato alcuni testi di Eliot, Betti ed Eschilo per accompagnare la visual art del collettivo, testi elevatissimi letti con grande pathos da Mariangela Conte.
Parafrasando Calvino, “se una notte piovosa un viaggiatore” dovesse ricordare quella sera assassina del 1992 si troverebbe ad anelare una città che rivolti le leggi.
“Dove un martire ha dato il suo sangue, il suolo diventa santo”, si ascolta mentre le immagini scorrono su un paesaggio periferico tra il rurale e l’urbano, che è esso stesso redenzione di sangue.
Tutto passa senza l’impegno, ha detto don Luigi Ciotti durante l’omelia per i 30 anni nella parrocchia del Santo Spirito. E così fuggono veloci le immagini e le luci notturne di un treno.
“Io ho già combattuto la bestia e ne sono uscito vincitore”, recita ancora Conte e ritornano alla memoria le parole del sacerdote quando ha paragonato la mafia al Drago schiacciato da San Michele. È la legge di Dio che ha guidato Panunzio, sembrano volerci dire i testi. Sul finale la voce di Mario Nero, testimone di giustizia nel processo Panunzio, che dopo il suo atto di coraggio ha visto stravolgere la sua vita di giovane uomo con l’avvio del percorso di protezione. È lui il viaggiatore, che scorge e rammenta tra la fitta e dolorosa nebbia la sua città facendo propri i pensieri della vittima? Il video ha molteplici e intensissimi significati. “Io sono tornato dopo 25 anni, vorrei che anche i miei figli conoscessero la città”, si augura Mario Nero.
