Dai tumori agli interventi per la frattura del femore, passando per le cure per il cuore, sono due gli ospedali premiati oggi dall’Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari nazionali (Agenas), per aver fornito, nel complesso, migliori cure e assistenza sanitaria ai cittadini. Si tratta di un ospedale privato e uno pubblico: l’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano), e l’Azienda Ospedaliera Umberto I di Ancona.
Le due strutture sono le uniche, su 227 valutate, ad aver ottenuto “semaforo verde”, cioè valutazione alta per almeno 6 aree cliniche, rispetto agli indicatori individuati dal Programma Nazionale Esiti (Pne). Per descrivere sinteticamente la qualità delle cure delle strutture ospedaliere, il Programma Nazionale Esiti utilizza il treemap, una rappresentazione grafica sintetica basata su indicatori relativi a 7 aree cliniche valutate: cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, chirurgia generale, chirurgia oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare. Nella stragrande maggioranza degli ospedali convivono aree di qualità buona con aree di qualità meno buona. Nessuna struttura pugliese, invece, ha fatto registrare performance medio-alte in tutti gli indicatori. Sicilia e Lazio sono le regioni che si sono distinte per la rapidità di intervento sulle fratture del collo del femore, uno degli indicatori più significativi per la mortalità degli over 65. In questo indicatore, il miglior ospedale pugliese è il Di Venere di Bari, che con il 77% degli interventi entro le 48 ore è solo 37° seguito a tre posti di distanza dal Miulli di Acquaviva (76,11%) che guadagna 3 punti percentuali. L’ospedale pugliese con il maggior numero di ricoveri per il femore è San Giovanni Rotondo, davanti al Policlinico “Riuniti” di Foggia, ma i volumi sono molto ridotti rispetto ai grandi centri del Centro-nord.
“La qualità delle cure – ha commentato il presidente Agenas Domenico Mantoan – inizia a essere diffusa sul territorio e non più solo una prerogativa del Nord. La nostra filosofia non è quella di fare una classifica. Ma per gratificare chi si distingue positivamente abbiamo deciso per la prima volta di istituire un premio, che abbiamo assegnato alle due aziende che hanno raggiunto livelli buoni in almeno 6 delle 7 aree cliniche individuate. Il premio consegnato all’ospedale Umberto I di Ancona (oggi Azienda Ospedaliera Universitaria delle Marche) è stato ritirato da Armando Marco Gozzini, direttore del Dipartimento Salute della Regione. “Tra alluvioni e terremoti – ha detto – negli ultimi anni la nostra regione è stata messa a dura prova. Il premio che oggi ritiriamo è simbolo di una delle eccellenza delle Marche, la sfida è che questo fiore all’occhiello possa esser da esempio per estendere il messaggio di eccellenza su tutto il territorio”.
Nel 2021 22% cesarei: un ospedale su 3 sotto 500 parti
Cala il numero dei piccoli punti nascita in Italia ma ancora uno su 3 nel 2021 effettuava meno di 500 parti l’anno, soglia minima indicata per garantire la necessaria sicurezza. I tagli cesarei in Italia sono calati dal 25% nel 2015 al 22% nel 2021, senza subire particolari effetti dalla pandemia Covid, ma la percentuale è ancora alta e presenta grande diversità tra regioni, “con uno spiccato gradiente Nord-Sud”. E’ quanto emerge dai risultati del Programma Nazionale Esiti (Pne), presentato dall’Agenzia Salute dall’Agenzia Nazionale dei Servizi Sanitari regionali. Nel 2021 si sono registrati 398.506 ricoveri per parto.
A fronte della contrazione delle nascite registrata negli ultimi anni, si è leggermente ridotto anche il numero di punti nascita, da 475 nel 2019 a 442 nel 2021. Tuttavia, la distribuzione dei ricoveri per parto rimane frammentata: nel 2021, infatti, 137 punti nascita (31%) non hanno superato la soglia dei 500 parti, mentre solo 142 si sono posizionati oltre il parametro standard dei 1.000 parti (pari al 63% del totale ).
Il parto con taglio cesareo, se vede una percentuale molto diminuita rispetto al 40% nei primi anni duemila, resta sopra la soglia del 10-15% che secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, garantisce il massimo beneficio complessivo per la madre e per il bambino. La proporzione di parti vaginali eseguiti in donne che hanno già partorito con cesareo è ancora bassa e l’incremento nel tempo contenuto: la media nel 2021 è del 10,7% ma è sotto il 10% in molte regioni meridionali. Il dato critico riguarda i parti cesarei, dove si va dal 28% medio della provincia di Lecce al 22,9% della Bat. Ma con enormi variabilità e con cinque punti nascita (Galatina, Gallipoli, Civile, San Paolo, San Severo) che superano il 30%. Le eccezioni positive sono Barletta, San Giovanni Rotondo, Di Venere e Francavilla Fontana, tutti sotto il 20%.
