Nuovi particolari sui legami inquietanti tra pezzi deviati dello Stato e mafia garganica. Dopo quanto emerso in “Omnia Nostra” sulle presunte soffiate di un rappresentante dello Stato al clan Lombardi-Scirpoli, informato “in anteprima” su perquisizioni e arresti, altri dettagli emergono dalle carte dell’inchiesta “Casablanca” dei carabinieri del Ros, Nucleo Anticrimine di Foggia. Protagonisti della vicenda i pregiudicati della frangia mattinatese dell’organizzazione criminale.
A parlare è Antonio Quitadamo detto “Baffino”, oggi collaboratore di giustizia. L’uomo, intercettato, chiedeva ad un suo stretto parente il motivo del perché fossero stati presi dei campioni di Dna: “Il coso in bocca gli hanno fatto?… perché?…”. E il parente “confermava – si legge – che erano stati presi i profili di Dna per ‘quei cosi là’ riconducibile alla refurtiva che era stata nascosta da loro ‘il coso in bocca, i denti, la saliva… il pelo ed hanno detto pure il… per quei cosi là’ e che un poliziotto gli aveva detto che erano giunti alle loro responsabilità per delle intercettazioni indirette: ‘Ha detto che stava scritto là sopra… (abbassa la voce)… poliziotto… il poliziotto… ha detto in faccia a Francesco (il boss Francesco Scirpoli, ndr): tu pensi che perché non hai il telefono, non parli nelle macchine… noi le cose le veniamo a sapere perché ci sta qualche altro compagno tuo che… (incomprensibile)… ha detto per detto di quello, però ora non so se è vero… hai capito che schifezza…'”.
In buona sostanza “il poliziotto”, forse lo stesso che in “Omnia Nostra” riceveva pesci da Scirpoli in cambio di informazioni, avrebbe riferito al boss che gli investigatori erano riusciti a scoprire nuovi elementi di indagine nonostante le precauzioni dei membri del clan per non farsi intercettare. Questo perché qualcuno dei sodali aveva parlato: “Ci sta qualche altro compagno tuo che… ha detto per detto di quello…”
Lo stesso parente di “Baffino”, captato nella sala colloqui del carcere di Foggia, riferì che Scirpoli sospettava proprio di Quitadamo: “Gli ha detto che per cazzi tuoi… che dicono chiacchiere là dentro, ora siamo tutti quanti… ecco ora la polizia ci fa le perquisizioni”.
Come detto, i rapporti tra “il poliziotto” e il clan sono emersi già in “Omnia Nostra”, maxi operazione di Dda e Arma dei Carabinieri del dicembre 2021 sfociata in un maxi processo a carico di 45 persone. Nell’ordinanza cautelare si legge che Francesco Pio Gentile detto “Passaguai”, ucciso il 21 marzo 2019 a Mattinata, invitava gli altri a discutere sul motivo per cui non erano stati avvisati in anticipo delle attività investigative di cui erano destinatari. “L’altra volta hanno avvisato e mò no, che noi non ci facevamo trovare”.
Secondo Pietro La Torre, altro elemento di vertice del clan, “il mancato avvertimento” poteva essere “riconducibile al fatto che coloro che avrebbero potuto riferire sulle perquisizioni non ne avevano contezza”. “Non sapevano niente che dovevano venire”. A quel punto intervenne Scirpoli facendo riferimento ad un soggetto che, nel caso avesse avuto contezza delle perquisizioni da effettuare, lo avrebbe avvisato… “Mò gli ho portato un poco di pesce…”. E Gentile: “Vabbè può essere pure che non ti ha avvisato perché era una perquisizione, sennò quello ti avvisava se era un arresto”. Scirpoli era convinto che le forze dell’ordine locali non sapessero nulla in quanto l’attività era diretta da colleghi di Milano: “No, non sapeva niente Fra, Manfredonia non sapeva niente sennò io lo sapevo tu lo sai, quello me lo dice a me… Matteo è un uomo, ora quando è… è”.
Chi è questo Matteo? Lo Stato interverrà per scoprirlo? Il prefetto di Foggia Maurizio Valiante e il questore Ferdinando Rossi faranno chiarezza su questi passaggi oscuri emersi dalle recenti inchieste antimafia? Non sarebbe forse il caso di intervenire nei commissariati locali con un turnover che dia una ventata d’aria nuova?
D’altronde la storia è piena di vicende controverse come questa, emblematica quella riguardante “Faccia da Mostro”, soprannome di un ex poliziotto indicato da alcuni pentiti come una sorta di “cerniera” tra Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e servizi segreti deviati. Altri esempi si sono possono trovare nel “Romanzo Criminale” della banda della Magliana e in chissà quanti altri casi. Storie da film ma maledettamente reali. (A sinistra, in foto, Gentile e Scirpoli; al centro, Rossi e Valiante; sullo sfondo, il blitz Omnia Nostra)
