Sono Mario Cagiano di Foggia, Marco Esposito e Francesco Aquilano di Lucera e Angelo Giordano di San Nicandro Garganico i quattro giovani coordinatori per la Capitanata della mozione di Elly Schlein, candidata alla guida della segreteria nazionale del Partito democratico, che inizia a far capolino sui social e nelle messaggerie degli iscritti dem e dei simpatizzanti.
I congressi locali non dovrebbero però vedere delle posizioni così distinte, a livello provinciale e cittadino le carte delle mozioni potrebbero mescolarsi. Non a livello regionale, dove il congresso potrebbe essere svolto in contemporanea con quello nazionale.
«Ho deciso di sostenere la candidatura di Elly Schlein alla segreteria nazionale con la mozione “Parte da noi!” non solo perché la seguo con passione da anni- osserva Cagiano- ma perché credo sia la figura più adatta a rimettere in discussione i temi irrisolti del Partito Democratico. Perché credo che nella sua futura mozione ci possa essere lo spazio giusto per parlare liberamente e senza paura di questioni cruciali per la nostra identità e per la nostra struttura. La persona di Elly e la sua mozione hanno come priorità quella di riavvicinare il Pd a dei mondi che si sono allontanati. Qualcuno crede che la candidatura di Schlein sia una resa di conti sull’identità, invece noi non crediamo questo altrimenti non parteciperemmo ad un congresso costituente, saremmo da un’altra parte. Francesco Boccia è il referente nazionale della mozione ma noi non l’abbiamo né sentito né contattato. Non credo che sarà lui il candidato alla segreteria regionale».
Tanti apprezzano la politica emiliana. Tra i sostenitori e padri nobili della mozione in provincia di Foggia si annovera già l’ex parlamentare Orazio Montinaro.

Cagiano, attivista dell’associazione Ottavia, che da baby consigliere comunale alle elementari per realizzare il simbolo del “partito della classe” chiese di inserire una P, una D e un ramoscello di ulivo ha una storia politica interamente sviluppata nel solco del Partito Democratico.
«Il progetto riformista che era alla base della nascita del Partito Democratico si è col tempo sfumato- argomenta con tono critico- col passare degli anni la convivenza di anime diverse si è trasformata in un’arma a doppio taglio, andando a sbiadire la nostra identità. A furia di voler restare nel mezzo, continuando a rinnegare la politica nel senso puro del termine, illudendoci che sarebbe bastato coltivare una classe dirigente territoriale per portare avanti la bandiera del Partito, ci siamo trasformati in un comitato di potere in cui la narrazione non riesce ad andare oltre i posizionamenti, le cariche, i futuri personali delle singole personalità politiche».
