“Con una furia inaudita gli imputati sono scesi dall’auto, si sono precipitati nel locale, il minorenne ha brandito in modo ben visibile il coltello il che dimostra la sua intenzione e quindi quantomeno l’accettazione del rischio da parte dei complici di usare l’arma non per intimidire ma per colpire”. Questa la drammatica ricostruzione della sentenza del processo a carico dei responsabili della morte di Francesco Traiano, 38enne titolare del bar di Foggia “Gocce di Caffè” ucciso durante una rapina a settembre 2020. La vittima morì dopo un breve periodo di coma.
Riguardo all’allora minorenne A.C., esecutore materiale dell’omicidio, si legge: “Non ha usato il coltello per minacciare Francesco Traiano o i due dipendenti, attuando quanto prestabilito con estrema freddezza e determinazione; si è avventato immediatamente sulla vittima e l’ha colpita ripetutamente sferrando fendenti a organi vitali. In quel preciso momento Antonio Tufo e Antonio Bernardo, i due maggiorenni complici del ragazzo non hanno manifestato sdegno, sgomento o stupore e questo aspetto induce la Corte d’Assise a ritenere che l’azione dell’esecutore materiale dell’accoltellamento non sia stata imprevedibile rispetto a quanto era stato programmato dai rapinatori, bensì fu attuativa di un piano preordinato e condiviso per raggiungere l’obiettivo prefissato a ogni costo, rapinare l’incasso del bar”.
Per i giudici, gli imputati Tufo e Bernardo sono responsabili di concorso nell’omicidio: “Non fu una iniziativa unilaterale del minorenne come sostenuto dai difensori, i due imputati, sebbene sprovvisti di coltello, hanno agito di concerto con il minore, al suo fianco, appoggiando e condividendo in toto il proposito criminoso”.
Per questa vicenda Bernardo e Tufo sono stati condannati a 30 anni di reclusione a testa mentre il minorenne, in altro procedimento, è stato condannato in primo e secondo grado a 16 anni. Un altro della banda, Christian Consalvo è stato invece condannato a 28 anni. Per tutti c’è il reato di omicidio volontario e rapina. Anche Consalvo “era consapevole di partecipare a una rapina con uno dei complici armato di coltello. Ha quindi avuto la piena percezione del rischio”. Simone Pio Amorico è stato invece condannato a 10 anni per concorso in rapina. Non prese parte all’azione ma fu tra quelli che la organizzò e aiutò i complici anche dopo il colpo.
