Dato per morto per quattro giorni con tanto di pec inoltrata dalla questura al comune di residenza per chiedere ai familiari il riconoscimento della salma. E i parenti, nel frattempo, organizzano persino il funerale. Lui, però, è vivo. È ricoverato perché ha un grave problema di salute ma dopo aver smarrito il cellulare e non ricordando i nomi contenuti nella rubrica non aveva più gli strumenti per contattare e rassicurare qualche suo familiare. E viene così dato per morto.
Il protagonista di questa storia è Fulvio, un 64enne di Sannicola (comune salentino di poco meno di 6mila abitanti). Il 19 dicembre scorso, l’uomo parte per Parma dove avrebbe voluto curare la patologia da cui è affetto da tempo. Prima di lasciare il paese si ferma da Rita, una sua amica, con cui pranza per poi salire su un pullman. L’ultimo messaggio sembra rassicurante: “Sto bene,” scrive sempre alla stessa amica. Da quel momento, però, di lui si perdono le tracce: il suo telefono non squilla più. È irraggiungibile.
Passano i giorni, crescono le preoccupazioni. Che fine ha fatto Fulvio? Tramite un parente dell’uomo, la sua amica Rita riesce a sapere che si trova a Milano, ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli (in foto). Ma, agli inizi di gennaio, dalla questura di Porta Garibaldi viene comunicata la notizia del suo decesso. In una lettera inviata al Comune di Sannicola si chiede testualmente di “verificare se nel territorio di competenza risiedano parenti del deceduto al fine di consentire l’effettuazione del riconoscimento della salma”.
Dal 5 al 9 gennaio sono giornate difficili. I parenti sono spiazzati: il fratello, i nipoti, i cugini e tutti quelli che lo conoscono non sanno darsi una spiegazione su quello che stava accadendo. Alla richiesta di chiarimenti poi la questura di Milano non è in grado di fornire informazioni precise e dettagliate. Trattandosi di giorni di festa era praticamente impossibile parlare con gli uffici e bisognava attendere la giornata di lunedì 9 gennaio. Tra dubbi, paure e incertezze, i parenti del salentino programmano il viaggio a Milano e contattano persino un’agenzia funebre per organizzare i funerali.
La svolta di questo giallo arriva nelle scorse ore quando dalla questura del capoluogo lombardo viene inoltrata una seconda pec che ha l’unico scopo di contattare un parente dell’uomo. I familiari rimangono spiazzati per la seconda volta. Vivono emozioni contrastanti: la gioia per aver saputo che Fulvio è vivo e la rabbia di aver vissuto una tragedia per colpa di qualcuno che comunque quella pec al comune di Sannicola l’aveva inviata mettendo nero su bianco il decesso. Il “morto”, nel frattempo, rassicura tutti: “Sto bene – dice dalla stanza dell’ospedale – e qui mi stanno curando alla grande”. (fonte Repubblica Bari)
