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Home » D’Arienzo neosegretario dem e la missione di un Pd diffuso. “Per Foggia una squadra impermeabile alla mafia”

D’Arienzo neosegretario dem e la missione di un Pd diffuso. “Per Foggia una squadra impermeabile alla mafia”

Di Antonella Soccio
16 Febbraio 2023
in Politica
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“Nel momento più difficile per il partito, alcuni amici segretari e amici amministratori, primi cittadini e dirigenti mi hanno chiesto se potessi eventualmente dare la mia disponibilità per la segreteria, vista la mia esperienza nell’organizzazione, che deriva anche dai miei 6 anni da sindaco. Ed io ho accettato”. Pierpaolo D’Arienzo, primo cittadino di Monte Sant’Angelo, sente tutta la responsabilità della guida del Partito democratico. La sua proclamazione all’unanimità come segretario provinciale certifica il suo percorso sempre dalla stessa parte politica.

Classe 1979, a 44 anni D’Arienzo, con una forte estrazione socialista e figlio d’arte – anche suo padre è stato sindaco della città micaelica – è un nativo Pd, ha cominciato la militanza tra i dem, dopo una lunga storia giovanile ambientalista, che lo ha visto anche presidente di Legambiente del circolo di Monte. “Votai per Walter Veltroni, e successivamente mi iscrissi al Pd, nasco nel Pd politicamente e faccio il segretario di circolo per molti anni, dopo i quali mi sono candidato a sindaco”, ricorda.

Il doppio ruolo non lo spaventa. “Esiste una necessità che è quella di ricostruire il partito del territorio andando a riaprire quelle situazioni che non sono riuscite a rimanere in piedi. Noi abbiamo 39 circoli su 61 comuni; è chiaro che quelli più piccoli non hanno la capacità economica di avere sedi, i circoli non ricevono finanziamenti, tuttavia abbiamo la necessità da un lato di ricostruire la struttura larga e dall’altro di iniziare un ragionamento sulla linea politica che deve adeguarsi al mutare dei tempi. Siamo di fronte ad un leaderismo, mentre invece io credo che noi dobbiamo partire da una situazione orizzontale e non verticale, un partito verticistico non serve a nessuno. Ne occorre uno diffuso e da lì costruire una linea politica successiva”.

Secondo il neo segretario provinciale, anche le sconfitte dem delle ultime Politiche e delle regionali del Lazio e della Lombardia evidenziano il problema di una sotto rappresentazione. “Il Pd è molto presente sui territori, il 70% degli amministratori locali sono del Pd, ma a livello nazionale non c’è una politica coerente con questo dato. Negli enti locali esprimiamo classe dirigente, noi dobbiamo partire da lì, siamo presenti su tutti i territori ma nei voti queste potenzialità non emergono mai”.

C’è un problema di rinnovamento nel Pd? “Il capitale umano della provincia di Foggia è molto importante, esprime livelli elevati, possiamo migliorare la nostra narrazione”.

D’Arienzo è schietto nel riconoscere l’afasia della politica foggiana dopo lo scioglimento per mafia. A differenza di Monte o Mattinata o anche Cerignola, Foggia non ha prodotto una autoanalisi. “Foggia ha perso l’occasione di avviare un forte dibattito rispetto allo scioglimento e alle dinamiche che sono alla base delle infiltrazioni- spiega il neo segretario- a differenza degli altri 4 comuni dove non abbiamo avuto arresti, Foggia li ha avuti e ci sono provvedimenti in corso. Doveva essere più forte la spinta da parte della comunità di comprendere e conoscere le dinamiche, non tanto per individuare le responsabilità, ma da un punto di vista politico era importante fare questa riflessione per arrivare alla conoscenza delle dinamiche e dotarsi dei meccanismi di salvaguardia».

Anche il Pd ha perso un’occasione? “Tutta la comunità, compresi anche i partiti politici, non voglio dare responsabilità alla nostra parte, ma non è scattato qualcosa. Doveva spingere? può essere. Ci sono stati degli errori? È possibile. Non siamo abituati allo strumento dello scioglinento, ci sono realtà che non riescono più a creare liste elettorali talmente sono le volte che i Comuni sono stati sciolti. In Capitanata le realtà più piccole sono riuscite in qualche modo a rielaborare quello che era accaduto e a costruire un percorso di riscatto e di rilancio delle comunità, dopo quella ferita. A Foggia non è avvenuto ancora, potrebbe avvenire, i tempi delle campagne elettorali non sono favorevoli a questi ragionamenti. Dovremo attenzionare la composizione delle liste, è chiaro che i partiti adesso insieme al civismo dovranno selezionare una classe dirigente che abbia come primo requisito di essere pulita, onesta e soprattutto capace di contrastare tentativi di condizionamento”.

D’Arienzo come Michele Emiliano è per l’alleanza con il M5S a Foggia. “Abbiamo avuto l’esperienza della Provincia, è stata una sperimentazione che ha dato buoni risultati seppure con un piccolo distacco, il modello della coalizione può essere mutuato anche sui territori con dei correttivi, ma è un buon punto di partenza. Questo può avvenire se ciascuno rinuncia al protagonismo e si impegna a costruire insieme una squadra. Stiamo tutti parlando del candidato sindaco di Foggia, ma è l’approccio più difficile: in una situazione straordinaria con una amministrazione che viene dopo anni di commissariamento, pensare che un uomo solo al comando anche se è il migliore possa cambiare le cose è una ingenuità. Occorre una squadra impermeabile, affiatata e legata alla competenza e all’onestà, non possiamo permetterci squarci di compromissione né a livello di Giunta né di Consiglio. Dall’altra parte ci sono persone che sanno come muoversi e sanno come condizionare l’elettorato. Rischiamo di fallire con l’idea di avere l’uomo solo al comando, non va bene neppure se è competente e speciale e con tratto leaderistico. Prima la squadra e poi il sindaco“.

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Tags: pdPierpaolo D'Arienzo
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