È giunto alla conclusione, almeno per alcuni imputati, il lungo processo “Rodolfo” contro i clan foggiani Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza. È di queste ore la notizia dell’ordine di carcerazione per la 40enne Leonarda detta Dina Francavilla, sorella dei boss Antonello ed Emiliano, moglie di Mario Lanza alias “Marittil Malavita” e suocera di Antonio Salvatore detto “Lascia lascia”, tutti esponenti di rilievo della “Società Foggiana”. In “Rodolfo” emerse che la donna si fece assumere da un’azienda agricola percependo stipendi senza mai lavorare e per questo è stata condannata in via definitiva a 5 anni di reclusione.
Il nome della Francavilla è presente anche nella recente relazione di scioglimento per mafia del Comune di Foggia, al capitolo sugli alloggi popolari destinati alla malavita locale. Tra i più attenti sul tema l’ex consigliere comunale e presidente onorario della Fondazione Antiusura “Buon Samaritano”, Pippo Cavaliere che nel 2021 scrisse: “La giustizia inesorabilmente giunge a compimento: la Corte d’Appello di Bari ha condannato a circa 25 anni di reclusione noti esponenti della criminalità foggiana per il reato di estorsione. Una nota stonata (che non ha nulla a che vedere con la sentenza): alcuni degli imputati risultano tuttora assegnatari di alloggi popolari, a discapito di famiglie bisognose”.
È proprio di queste settimane l’impegno della Prefettura di Foggia di liberare le abitazioni occupate “sine titulo” da persone contigue alla “Società”. Tra queste c’era appunto Dina Francavilla che nel 2016 chiese di regolarizzare il rapporto locativo dell’alloggio di via Martiri di via Fani di proprietà di Arca Capitanata. Nonostante la conclamata appartenenza ad un’organizzazione criminale come la batteria Sinesi-Francavilla, il nucleo familiare della donna ha occupato ininterrottamente l’abitazione dal 2010 ottenendo l’assegnazione in sanatoria nel 2018. Paradossi della gestione all’acqua di rose del Comune di Foggia poi sciolto per mafia nell’agosto 2021.
Fu proprio la relazione di scioglimento ad affrontare il caso ricordando che Dina Francavilla “non poteva considerarsi in possesso del requisito richiesto, infatti il marito Mario Lanza già in data 5 dicembre 2008, con sentenza n.1282/08RG del Tribunale di Bari, era stato condannato alla pena di 4 anni di reclusione per il reato di cui all’art. 416 bis, c.p. (operazione ‘Araba Fenice’) e in data 28 aprile 2016, con sentenza n.2487/16 del Tribunale di Bari, era stato condannato alla pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione per il reato di cui all’art.416 bis, c.p. (operazione ‘Corona’)”. Stando alla relazione, il Comune di Foggia non effettuò “alcuna verifica sulle autocertificazioni prodotte dai richiedenti l’assegnazione di alloggi in deroga alle graduatorie”. L’impegno della “Squadra Stato” è fermare per sempre queste pratiche illecite. (In foto, Dina Francavilla e il marito Mario Lanza; a destra, Pippo Cavaliere e il prefetto di Foggia Maurizio Valiante)
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