A distanza di pochi giorni l’uno dall’altro sono stati rimossi dai carabinieri due striscioni commemorativi di Andrea Gaeta, il giovane 20enne assassinato ad Orta Nova dal 26enne reo confesso Mirko Tammaro, la notte del 3 settembre scorso. Andrea Gaeta, figlio del boss “Spaccapallin”, sarebbe stato ucciso per questioni sentimentali forse riconducibili ad una ragazza “contesa”. Un omicidio efferato al quale seguì, un mese più tardi, quello del padre di Tammaro, freddato da killer tuttora ignoti nei pressi di un’abitazione sempre a Orta Nova.
Ma in queste ore tiene banco il caso degli striscioni commemorativi con su scritto il verso di una canzone di Irama: “Ovunque sarai, ovunque sarò, in ogni gesto io ti cercherò”. E infine: “Andrea vive”. La madre del giovane chiede ora spiegazioni sul perché di questa rimozione al comandante provinciale dei carabinieri, al prefetto e al questore, tramite il suo legale Michele Sodrio, che ha avanzato formale istanza di accesso agli atti, per avere copia di qualsiasi formale provvedimento al riguardo.

“Come possono notare tutti – dichiara Sodrio -, si trattava di due striscioni del tutto innocui, posizionati alla periferia di Orta Nova e su un muretto privato, frutto solo del grande amore e del grande dolore che circondano ancora oggi il ricordo di Andrea Gaeta, sia da parte della madre e della famiglia, sia da amici e semplici conoscenti. Io stesso non riesco a darmi una spiegazione di questo accanimento, anche perché il ragazzo non aveva precedenti e non era mai stato coinvolto in vicende giudiziarie. Non è stato assassinato per fatti di criminalità, ma per una folle gelosia da parte del Tammaro, e a tale riguardo ancora mi chiedo come sia stato possibile non contestare i futili motivi. Quindi che male facevano quei due striscioni, fatti di parole semplici e commoventi? Vogliamo sapere, e per legge abbiamo il diritto di sapere, sulla base di quali assurde motivazioni qualcuno ha deciso di continuare negli affronti alla memoria di un ragazzino assassinato barbaramente per futili motivi. Dateci almeno una spiegazione”.
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