Foggia torna su “Le Iene”, stavolta nella rubrica di approfondimento “Inside”, in onda ogni domenica sera. “Banditi, eroi, farabutti, vittime – si legge sulla pagina web del programma -: a ‘Le Iene presentano Inside’ vi raccontiamo con Giulio Golia e Francesca Di Stefano la lotta a camorra, ‘ndrangheta, Cosa Nostra e mafia pugliese attraverso le storie di tanti uomini e donne incontrati in 25 anni. E facciamo il punto sulla criminalità organizzata con l’aiuto di due veri esperti: Federico Cafiero de Raho, ex procuratore nazionale antimafia, e Francesco Messina, direttore del servizio centrale anticrimine della Polizia”.
Per la Puglia si parla di una mafia più “gangsteristica” e del contrabbando di sigarette con Albania e Montenegro. Riferimenti alla più nota, ma indebolita, Sacra corona unita e alle più pericolose, anche se meno conosciute, mafia garganica, mafia di Cerignola e Società Foggiana.
“Foggia tra le più pericolose nel silenzio generale” – affermano giornalisti e addetti ai lavori -. “Una mafia molto violenta, capace di commettere omicidi per affermare la propria capacità di controllo del territorio. Sembra di essere in guerra. Bombe, auto distrutte, fiori agli angoli delle strade. Un’emergenza nazionale”.
Con la collaborazione de l’Immediato, le Iene hanno raccontato i clan foggiani, Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio intervistando vittime e carnefici. “Sembra la mafia siciliana o la ‘ndrangheta di tanti anni fa”, spiega Cafiero De Rato.
“Le estorsioni sono la fonte di reddito – dichiara Giuseppe Gatti della Direzione nazionale antimafia -. C’è una lista di persone che devono inesorabilmente pagare una somma mensile. La maggior parte delle persone paga”.
Una bomba esplose persino mentre l’inviato Gaetano Pecoraro era a Foggia nel 2020. Un ordigno fece saltare in aria, per l’ennesima volta, il centro diurno per anziani “Il Sorriso di Stefano” del gruppo Telesforo. Le Iene hanno mostrato le scene dai balconi circostanti dove c’era gente che invitava l’imprenditore Luca Vigilante a chiudere l’attività piuttosto che incoraggiarlo. Ma c’era anche chi contestava fortemente questo modo di fare e soprattutto di pensare. “È proprio da quelle persone che bisogna ripartire”, il commento di Messina. + Qui il servizio completo +
Seguici anche su Instagram – Clicca qui
