Stamattina davanti al gip De Felice del Tribunale di Bari è stato incardinato il giudizio abbreviato e c’è stata la discussione delle parti nel processo a carico di Luciano Calabrese, alias “Cupptiell”, 21enne di Foggia, accusato di aver favorito la latitanza di Gianluigi Troiano, braccio destro del boss Marco Raduano, 39 anni, detto “Pallone”, a capo dell’organizzazione criminale nella città di Vieste. Ammesse le costituzioni, in qualità di parti civili, del Comune di Foggia, rappresentato e difeso dall’avvocato Roberto de Rossi (già legale di Confindustria) e del Comune di Vieste, rappresentato e difeso dall’avvocato Michele Fusillo.
Secondo gli inquirenti, coordinati dalla Dda di Bari, Calabrese, difeso dai legali Rosario Marino e Lorenzo Incardona, avrebbe offerto, in concorso con Antonello “Musulin” Scirpoli (che ha optato per il rito ordinario), appoggi logistici, coperture, veicoli per gli spostamenti, ospitalità, schede telefoniche, denaro e beni di ogni genere a Troiano, con l’aggravante di aver commesso il fatto allo scopo di avvantaggiare l’associazione mafiosa di appartenenza del latitante, riconducibile a Raduano, anche quest’ultimo ricercato dopo la clamorosa fuga dal carcere di Nuoro dello scorso 24 febbraio.
Stamattina c’è stata, poi, la discussione delle parti processuali: il pm della Dda Cardinali ha chiesto la condanna di Calabrese alla pena di 3 anni di reclusione, gli avvocati de Rossi e Fusillo hanno depositato conclusioni scritte, mentre i difensori dell’imputato hanno chiesto l’assoluzione del loro assistito e l’esclusione dell’aggravante di aver avvantaggiato l’associazione mafiosa riconducibile a Raduano. Il giudice, all’esito della discussione delle parti, ha rinviato il processo per repliche all’udienza del 25 maggio. (In foto, Raduano e Troiano; sullo sfondo, il Tribunale di Bari)
