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Home » La Cassazione mette la parola fine al “Medioevo” di Vieste, condannato il boss Marco Raduano

La Cassazione mette la parola fine al “Medioevo” di Vieste, condannato il boss Marco Raduano

Di Redazione
9 Aprile 2019
in Cronaca
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Stangata al boss di Vieste, Marco Raduano, 35 anni, detto “Faccia d’angelo” o “Pallone”. L’uomo, ritenuto al vertice del clan omonimo, è stato condannato in via definitiva a 7 anni per estorsione e ricettazione nel processo “Medioevo”. Raduano è già detenuto in carcere dal 4 agosto 2018 per un’indagine di DDA e carabinieri relativa a un traffico di droga aggravato dalla mafiosità.

I cinque giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi di Procura generale di Bari e difensori confermando la sentenza della Corte d’Appello di Bari del 14 maggio del 2017 che condannò 5 imputati, uno dei quali – l’unico per il quale i giudici di secondo grado ritennero sussistente l’aggravante della mafiosità – ammazzato ad aprile 2018 (Giambattista Notarangelo). La Procura generale chiedeva il riconoscimento dell’aggravante della mafiosità per 3 imputati di estorsione; i difensori chiedevano il rigetto del ricorso del pg, l’assoluzione degli imputati o l’annullamento del verdetto di secondo grado e quindi la celebrazione di un nuovo processo d’appello a Bari.

Sono quindi diventate definitive le condanne di Marco Raduano a 7 anni e 1 mese di reclusione per estorsione e ricettazione di un carrello; di Domenico Colangelo, 41 anni, a 4 anni per concorso in un tentativo di estorsione; di Giuseppe Germinelli di 52 anni, a 2 anni e 6 mesi per un tentativo di estorsione; e di Liberantonio Azzarone, 29 anni, condannato a 1 mese per concorso con Raduano nella ricettazione di un carrello.

Inizialmente l’inchiesta “Medioevo” di DDA e carabinieri – riporta la Gazzetta del Mezzogiorno – vedeva imputati altri 3 viestani, tutti morti ammazzati. In primis Angelo Notarangelo, detto “Cintaridd”, assassinato a 37 anni in un agguato di mafia alle porte di Vieste la mattina del 26 gennaio 2015, dopo che in primo grado si era visto infliggere in “Medioevo”, 11 anni di reclusione per tre estorsioni con l’esclusione dell’aggravante della mafiosità, Giampiero Vescera, cognato di Raduano, assassinato a 27 anni il 3 settembre del 2016, dopo che in primo grado era stato assolto dall’accusa di concorso nella ricettazione di un carrello e Giambattista Notarangelo, cugino di Angelo Notarangelo “Cintaridd”, ed a sua volta ucciso a 46 anni il pomeriggio del 6 aprile 2018: in secondo grado era stato riconosciuto colpevole di estorsione e soltanto per lui i giudici avevano ritenuto sussistente l’aggravante della mafiosità, infliggendogli 7 anni e 6 mesi di reclusione.

La sentenza di secondo grado è stata confermata anche per i risarcimenti che alcuni imputati dovranno versare all’associazione antiracket di Vieste (la prima costituita in Capitanata nel 2009, sull’onda di oltre 50 intimidazioni in un anno ai danni di commercianti e imprenditori della cittadina garganica); alla Fai, federazione antiracket italiana di cui è presidente Tano Grasso; al Comune di Vieste; e alcune vittime che si erano costituiti parte civile.

Gli imputati erano accusati a vario titolo di 4 estorsioni e tentativi di estorsioni e ricettazione del carrello per fatti avvenuti tra il 2006 e il 2010, con l’aggravante della mafiosità. L’inchiesta riguarda il cosiddetto “racket della guardiania”, ossia l’imposizione di custodi in campeggi, lidi, villaggi turistici. Imposizioni talvolta precedute e/o seguite da incendi e danneggiamenti e dai “consigli” del tenore: “quando ti metti il guardiano?”

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Tags: CassazionemafiaMarco RaduanoMedioevoVieste
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