Si apre un nuovo scenario nella vicenda riguardante le presunte infiltrazioni mafiose nel Comune di Manfredonia, dove è presente la Commissione d’accesso agli atti. Il prefetto di Foggia, Massimo Mariani dà ragione al sindaco, Angelo Riccardi parlando di “provvedimento doveroso” riguardo alla sospensione delle attività di “Bagni Bonobo”, il lido della movida estiva gestito dai Romito a Siponto.
Nelle carte procedimentali relative al ricorso al TAR della Biessemme srl di Francesco Romito contro il sequestro del noto stabilimento balneare, il prefetto Massimo Mariani parla essenzialmente di “ricorso inammissibile”.
Mariani ricorda che l’1 febbraio scorso, il lido “Bagni Bonobo” della Biessemme è finito sotto sequestro per occupazione abusiva di area demaniale marittima (“sequestro convalidato dal gip del Tribunale di Foggia”) e che il titolare della società “è figlio di Michele Antonio Romito, coinvolto in varie significative vicende penali, già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno per anni 1 e mesi 8 e noto esponente dell’omonimo gruppo criminale”.
Come già emerso nell’interdittiva antimafia che ha colpito il noto stabilimento balneare pochi mesi fa, Romito senior è stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale che, tra l’altro, costituisce condizione ostativa ai fini antimafia. “Circostanza non smentita dal ricorrente”, precisa nelle carte il prefetto.
“Non può sottacersi questa coincidenza – spiega sul punto, Mariani – che apre un nuovo scenario, rilevante nell’economia del ricorso. La richiesta di sospensione non riguarda infatti l’informazione antimafia interdittiva emessa dallo scrivente nei confronti della Biessemme, bensì i conseguenti, doverosi, provvedimenti adottati dal Comune di Manfredonia che ha revocato le concessioni demaniali alla Biessemme, ordinando la rimessa in pristino dei luoghi entro il termine di trenta giorni dalla notificazione, risalente al 13 novembre 2018″.
Dunque, fa capire il prefetto, è solo grazie all’impulso del Comune di Manfredonia che si sono adottati questi provvedimenti sfociati, e nell’ambito penale e nell’ambito della giustizia amministrativo (antimafia), nel sequestro della struttura e nei provvedimenti consequenziali relativi ai ricorsi dinanzi al TAR.
Inoltre, il Codice delle leggi antimafia ha introdotto una misura a carattere preventivo che si fonda sugli accertamenti compiuti dai diversi organi di polizia, la cui valutazione complessiva costituisce espressione di ampia discrezionalità da parte del prefetto. “Naturalmente – continua Mariani – questa ampia discrezionalità è contemperata dall’esigenza di svolgere un’attenta e completa istruttoria e di articolare adeguatamente la struttura motiva posta alla base del provvedimento interdittivo: anche sotto questo profilo le censure appaiono del tutto infondate”.
Secondo il prefetto, “dagli atti sembra quindi emergere una strategia del ricorrente, finalizzata da un lato a vanificare gli atti doverosi emessi dal Comune di Manfredonia e, nel contempo, a ottenere la sospensione della informazione interdittiva emessa dallo scrivente – che ha già positivamente superato il vaglio del TAR -, attraverso il ricorso al controllo giudiziario. Di qui – conclude Mariani – l’esigenza di ottenere comunque una sospensiva del provvedimento del Comune che si ripete ancora una volta, era ed è doveroso”. (nei riquadri in alto, Mariani e Riccardi)
