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Home » Tutti dentro gli uomini del clan mafioso di Foggia. Estorsioni e bombe a ristoranti, bar e autodemolizioni

Tutti dentro gli uomini del clan mafioso di Foggia. Estorsioni e bombe a ristoranti, bar e autodemolizioni

Di Francesco Pesante
28 Maggio 2019
in Cronaca, Immediato TV
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Scacco a uomini del clan mafioso foggiano Sinesi-Francavilla. Stamattina la Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Foggia, “Gruppo Foggia”, nell’ambito di un’articolata attività di indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha eseguito un’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il Tribunale di Bari, per i reati di estorsione aggravata, acquisto e detenzione di materiale esplodente nei confronti di Mario Clemente, nato a Foggia nel 1980, Antonio Riccardo Augusto Frascolla, detto “Antonello”, nato a Foggia nel ’90, Gioacchino Frascolla, nato a Foggia nel ’85, Adelio Pio Nardella, nato a Foggia nel ’96, Benito Palumbo, nato a Foggia nel 1987, Raffaele Palumbo, nato a Foggia nel ’84, Sergio Ragno, nato a Foggia nel ’77 e Ciro Stanchi, nato a Foggia nel 1973, tutti appartenenti all’organizzazione mafiosa “Società Foggiana” e vicini alla “batteria” dei Sinesi-Francavilla.

L’indagine, coordinata da questa Direzione Distrettuale Antimafia, ha posto in evidenza la realizzazione sistematica di una vera e propria attività predatoria consistita in estorsioni nei confronti di commercianti operanti nella città di Foggia, costretti a versare mensilmente somme di denaro, ovvero a cedere gratuitamente, senza corrispettivo alcuno, prodotti vari.

La batteria mafiosa alla quale appartengono i soggetti arrestati reperiva il denaro necessario per il sostentamento dell’organizzazione e dei sodali detenuti attraverso la riscossione di somme di denaro estorte ad alcuni imprenditori locali impegnati, per lo più, nel campo dell’autodemolizione e della ristorazione. 

Si è riusciti ad accertare che uno degli imprenditori vittima degli arrestati, dietro la minaccia di pesanti ripercussioni per sé e la sua famiglia, versava sin dal 2014 la somma di euro 300,00 mensili a Benito Palumbo, Raffaele Palumbo, Gioacchino Frascolla, Antonello Frascolla, Ragno e Nardella, nonostante si trattasse di somme troppo onerose per la vittima, che tuttavia si piegava alla volontà degli estorsori, accantonando le somme necessarie.

Gli arrestati hanno agito senza alcuna precauzione, nei confronti di persone che li conoscevano e che avrebbero potuto rivelare alle Forze dell’Ordine la richiesta formulata, avanzando la pretesa estorsiva in modo del tutto manifesto, anche in pieno giorno, ostentando un senso di sicurezza e di impunità, tipiche espressioni dell’agire mafioso, ponendo in essere azioni tali da determinare nelle persone offese una condizione di assoggettamento e di omertà, accompagnando, spesso, le loro pretese con la evocazione subdola e sfumata della “necessità del pagamento” per ragioni di salvaguardia della incolumità delle stesse vittime.  

Per fiaccare la resistenza delle vittime, non si facevano scrupolo di utilizzare ordigni esplosivi per danneggiare le attività imprenditoriali e vincere eventuali resistenze. È stato accertato, tra l’altro, che Gioacchino Frascolla, l’11 marzo 2019, richiedeva alle persone offese il pagamento di ulteriori e più consistenti somme di denaro in ragione della necessità di pagare le spese ai legali degli associati detenuti, avvalendosi della notoria appartenenza ad una costola dell’associazione mafiosa denominata “Società Foggiana” e minacciando il titolare di dare alle fiamme la sua azienda in caso di rifiuto.  

L’indagine, caratterizzata da attività tecniche, servizi di osservazione e pedinamento realizzati dalla Sezione Criminalità Organizzata – “Gruppo Foggia” della Squadra Mobile di Foggia, ha permesso di accertare che gli indagati, coagulati intorno alla batteria mafiosa “Sinesi-Francavilla”, estorcevano anche il titolare di due bar della città. Costui, nel mese di febbraio 2019, era stato costretto ad incontrare Gioacchino Frascolla e Mario Clemente, elementi di spicco della batteria mafiosa, che gli avevano intimato di pagare indebitamente 50.000 euro, minacciando, in caso di rifiuto, pesanti ripercussioni per lui e le sue attività commerciali e facendo ancora una volta valere l’appartenenza alla “Società Foggiana”. Il 25 febbraio scorso, la vittima consegnava 8.000 euro in contanti, a Adelio Pio Nardella e il giorno seguente numerose stecche di sigarette, per un valore commerciale di 7.000 euro, cui seguiva, nei giorni successivi, il pagamento di un’ulteriore tranche di 7.000 euro consegnata a Benito Palumbo.

È stato accertato che Stanchi, Ragno e Nardella avevano acquistato e detenuto – per conto del sodalizio – materiale esplodente o sostanze da impiegare per la sua composizione o fabbricazione, nel tentativo di accrescere il potenziale intimidatorio nei confronti della popolazione, attenuatosi per effetto dell’operazione “Decima Azione” della DDA di Bari. Anche per questo motivo, gli inquirenti hanno denominato il blitz di oggi, “Decima Azione 2.0”.

È dunque anche una vera e propria sfida allo Stato e alla legalità, il tentativo di riaffermare il potere mafioso proprio nel momento in cui l’azione di contrasto alle mafie foggiane diventa più incisiva. 

Per l’ennesima volta, la professionalità degli investigatori della squadra mobile di Foggia è riuscita a squarciare il velo di omertà che aleggia sui piccoli imprenditori operanti nella città di Foggia, molti dei quali (ma per fortuna non tutti), ancora oggi si guardano bene dal rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare i taglieggiamenti di cui sono stati vittime.

Tags: clan SinesiFoggiamafia
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