Si alleggerisce la posizione di Pasquale Moretti, detto “porchetto”. Il boss foggiano, figlio del capomafia Rocco Moretti “il porco”, resta coinvolto in solo due vicende giudiziarie. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia hanno accolto l’istanza dell’avvocato Paola Tortorella (studio Metta) rimettendo in libertà (sulla carta) Moretti nel maxi-processo “Babele” in cui l’uomo rispondeva di due episodi di spaccio, armi, spendita monete false e violazione sorveglianza speciale. Il boss, 40 anni, resta comunque detenuto a Tolmezzo, provincia di Udine, per le uniche due vicende giudiziarie che, a questo punto, lo vedono protagonista. Moretti sta scontando una condanna definitiva a 4 anni e 8 mesi per ricettazione e violazione sorveglianza speciale (già scontati 2 anni e 8 mesi) ed è in attesa di giudizio nel più recente processo Reckon, in corso col rito abbreviato a Bari. In quest’ultimo procedimento si è pentito il braccio destro del “porchetto”.
Pasquale Moretti è senza dubbio uno dei “pezzi da novanta” della mala foggiana. Figlio del super boss Rocco Moretti, unico dei vecchi capi ancora a piede libero ma al quale pochi giorni fa è stata notificata la sorveglianza speciale per 5 anni. Il “porchetto” è invece in carcere in Friuli dopo essere stato per anni al centro dei traffici di droga in provincia di Foggia. È stato più volte bersaglio dei rivali, i Sinesi-Francavilla in modo particolare. Il 16 luglio 2007 a Candelaro fu affiancato da una moto mentre era in auto con due amici ma i sicari non riuscirono ad ammazzarlo. Moretti rimase ferito alle gambe e ai poliziotti disse: “Hanno sbagliato persona”.
È in cella dal novembre 2014, quando la polizia riuscì a pizzicarlo mentre si nascondeva in un casolare vicino San Marco in Lamis, tra i boschi del Gargano. Era latitante da alcuni mesi.

