
Chiese protezione per lei e alcuni suoi parenti e ora sta rilasciando importanti rivelazioni sul sistema mafioso foggiano. Sabrina Campaniello, ex moglie di Emiliano Francavilla sta ricoprendo un ruolo importante nel processo scaturito dall’operazione “Rodolfo”, quando la polizia sgominò il sistema estorsivo messo in atto dai Lanza (batteria Moretti-Pellegrino-Lanza). Pizzo, assunzioni imposte e truffa sono alcuni dei reati emersi in quel blitz. E nei giorni scorsi i giudici del tribunale di Foggia hanno rigettato le istanze della difesa confermando il carcere per Vito Bruno Lanza, 64 anni detto “u’ lepre”, il figlio 38enne Leonardo e per Mario Lanza, 36 anni, omonimo dei primi due ma legato al clan rivale dei Sinesi-Francavilla. Fu proprio Mario Lanza, secondo l’accusa, ha imporre l’assunzione della moglie, Dina Francavilla, nell’azienda di Franco Curcelli, uno degli imprenditori taglieggiati. La donna, però, stando alle carte dell’inchiesta, non si recava mai al lavoro percependo comunque lo stipendio.

Le istanze di scarcerazione per i tre Lanza erano state presentate dai legali all’indomani dell’interrogatorio della Campaniello in videoconferenza. La donna, infatti, si trova in una località protetta. I giudici le hanno rivolto domande specifiche su estorsioni e posti di lavoro ma anche su altre questioni. La testimone ha parlato di omicidi, traffico di droga e del caso dell’assunzione della Francavilla. Infine, nelle scorse ore, la decisione del tribunale di confermare il carcere per Vito e Mario Lanza. Domiciliari a Leonardo per motivi di salute. Non si sarebbero attenuate le esigenze cautelari, al contrario di quanto sostenuto dagli avvocati difensori. Gli imputati si dichiarano innocenti.
