Ai domiciliari Vincenzo Antonio Pellegrino, detto “Capantica”, 67enne boss della Società Foggiana, uno dei capi del clan Moretti-Pellegrino-Lanza. L’uomo, dopo tre anni e tre mesi in cella, ha lasciato il carcere di Voghera per trasferirsi agli arresti domiciliari in un’abitazione di Viterbo. Pellegrino è tra i mafiosi di Foggia coinvolti nel processo “Rodolfo” che proprio ieri ha fatto registrare l’arresto bis di Emiliano Francavilla, vertice della batteria rivale di “Capantica”, i Sinesi-Francavilla. Il 67enne, condannato a 6 anni in secondo grado per estorsione aggravata dalla mafia (si attende l’esito del ricorso in Cassazione), non è più rinchiuso in una cella in quanto la Corte d’Appello di Bari ha ritenuto attenuate le esigenze cautelari e accolto l’istanza di arresti domiciliari presentata dai suoi legali.
Infatti, gli avvocati hanno evidenziato che, a fronte di una condanna a 6 anni per concorso in estorsione aggravata dalla mafiosità, non ancora definitiva, il boss ha già scontato oltre metà della pena, cui va sommato – secondo i calcoli difensivi – un ulteriore anno e 6 mesi di carcerazione preventiva sofferta tra il 2014 e la primavera 2016 per l’inchiesta “Cronos” relativa alla guerra di mafia del 2007, accusa per la quale è stato poi assolto. Secondo i calcoli difensivi, Pellegrino ha scontato quasi 5 anni a fronte dei 6 della condanna.
In “Rodolfo”, blitz dell’aprile 2016 che contò 11 arresti a carico dei due clan più forti, “Capantica” è accusato di concorso con altri due foggiani nell’estorsione aggravata dalla mafiosità ai danni dell’imprenditore agricolo Franco Curcelli che tra fine 2013 e 2014 pagò in più occasioni tangenti da mille euro al capo-clan. Pellegrino, che si dichiara innocente, è uno dei 6 imputati che scelsero il giudizio abbreviato.
“Capantica”, da sempre alleato del Mammasantissima Rocco Moretti, è pezzo da Novanta della Società, uno dei nomi più noti e storici. Presente già agli albori della nascita dei clan, coinvolto nel maxi-processo Panunzio che sancì l’esistenza della mafia in città. Assolto dall’accusa di aver ucciso nel ‘90 Gerardo Agnelli, ritenuto all’epoca uno dei vertici della malavita foggiana, Pellegrino scampò ad un agguato il 5 maggio 2007 in via San Severo. L’uomo si salvò soltanto perché la pistola del sicario si inceppò. Per quella vicenda ci sono due esponenti del clan Sinesi ancora in attesa di giudizio. Quel tentativo di omicidio diede il via alla quinta guerra di mafia (ora è in corso la settima) tra il clan Moretti e i rivali del gruppo Sinesi.