“Carissimi, vi ringrazio a nome della nostra famiglia per la vicinanza, i messaggi e le attestazioni di affetto. Siete tantissimi, grazie di cuore”. Inizia così la lettera della famiglia Potenza che torna così a difendere il sindaco di Apricena arrestato nell’operazione Madrepietra.
“I giornali, le conferenze stampa hanno dipinto una situazione drammatica, una cupola, disegni criminali, appalti truccati e quanto di più cattivo si possa pensare di un amministratore pubblico. Antonio Potenza, non ha mai commesso un reato ai danni della nostra città. Ma di cosa è accusato Antonio Potenza? Perché è agli arresti domiciliari? – si chiede la moglie Grazia che firma la missiva -. È accusato di aver chiesto ad una sua collaboratrice, prima idonea di una graduatoria di concorso fatto qualche anno fa ad Apricena, di non accettare la richiesta di assunzione fattale dal Comune di Andria (una vicenda che coinvolge anche il vicepresidente della Regione Puglia, Giandiego Gatta, come riportato da l’Immediato in altro articolo, ndr)”.
La lettera continua così: “Perché (sempre secondo l’accusa), per la sostituzione di una vecchia telecamera davanti alla porta del sindaco, l’acquisto di altre 2 telecamere davanti al comune e il relativo registratore, il sindaco ha sbagliato a dirlo al manutentore che giornalmente si occupa di telecamere, ma doveva avvisare prima il dirigente dell’ufficio tecnico, che poi a sua volta l’avrebbe dovuto dire al manutentore. Il tutto per una spesa di 1.100 euro. Anche noi vorremmo capire di quali reati stiamo parlando e soprattutto quali benefici personali avrebbe eventualmente portato a se stesso Antonio. Vi sembrerà strano ma é cosi. Eppure ne abbiamo sentite di tutti i colori. Molti si sono divertiti in questi giorni. Cosa non si fa quando si vuole e si deve distruggere l’immagine e l’onorabilità di un Uomo, di un’Amministrazione e di una Città intera. Aspettiamo con fede e tanta serenità il momento per poter parlare e poterci difendere da queste accuse. Nel frattempo, invitiamo gli apricenesi a restare altrettanto sereni perché tutto si risolverà favorevolmente per tutti e continueremo a lavorare per migliorare ancora Apricena. Famiglia Potenza, firmato Grazia Rita Fasanella”.
Gli inquirenti, in realtà, avrebbero sgominato un sistema radicato negli anni teso a favorire sempre i soliti noti, in modo particolare l’imprenditore Matteo Bianchi, anch’egli arrestato, grazie alla compiacenza di Potenza e dell’ex consigliere comunale di maggioranza, poi assessore, Ivan Augelli (ai domiciliari), collante tra tecnostruttura e aziende “amiche”.
Stando al lavoro di procura e guardia di finanza, gli appalti venivano preannunciati ai titolari delle imprese vicine a Potenza e Augelli mesi prima di essere banditi. L’assegnazione era matematica.
Sul sindaco pendono le accuse di abuso d’ufficio, concussione e peculato, quest’ultimo reato attuato attraverso l’uso dell’auto del Comune di Apricena per fini privati.
