Vincenzo Giandolfi davanti al Gip del Tribunale di Foggia. L’uomo, rappresentante legale della società Protect, è stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Ombre Cinesi” di procura e finanza e nelle scorse ore ha affrontato l’interrogatorio di garanzia vuotando letteralmente il sacco.
“Il nostro assistito ha risposto a tutte le domande collaborando con gli inquirenti e fornendo in maniera puntuale ulteriori elementi per ricostruire i fatti contestati” – hanno riferito i legali di Giandolfi i quali hanno ottenuto l’attenuazione della misura cautelare, passata dagli arresti domiciliari all’obbligo di dimora.
Le accuse mosse verso Giandolfi sono pesantissime. Stando all’accusa, la Protect, concessionaria del servizio di “prelievo, contabilizzazione ed accreditamento” degli incassi dei parcometri della città di Foggia, per conto della società municipalizzata ATAF S.p.a., nel periodo maggio 2016 – luglio 2018 avrebbe omesso di riversare alla stessa ATAF S.p.a. circa 600mila euro quali incassi dei parcometri.

L’analisi della documentazione acquisita e l’escussione delle persone informate sui fatti da parte della procura ha consentito di quantificare, al 30 luglio 2018, la debitoria della società concessionaria nei confronti di ATAF S.p.a. in 741.968,43 euro, al netto delle compensazioni dovute.
“Ombre Cinesi” è solo la punta dell’iceberg di una lunga serie di opacità che da anni accompagnano la gestione della Protect, società che si occupa in modo particolare di vigilanza. Su questa testata abbiamo più volte raccontato le difficoltà nei pagamenti degli stipendi ai dipendenti, riportando la rabbia di lavoratori ed ex lavoratori della società. E mentre Giandolfi resta agli arresti, la sua Protect si appresta a chiudere i battenti: gli ultimi servizi sono passati alla Vigilagro di Lucera.