
Libere le sorelle Sperinteo, segretarie della Lufa srl, l’azienda sanseverese al centro dell’inchiesta “In Daunia venenum”. Il giudice ha accolto l’istanza del legale delle donne, l’avvocato Rosario De Cesare, revocando il divieto di dimora a San Severo. Per l’accusa le Sperinteo si sarebbero occupate “consapevolmente e stabilmente dell’attività di gestione dei flussi di rifiuti in entrata, e all’occorrenza, allegando falsa documentazione per accettare rifiuti non conformi”.
Antonella e Rita Sperinteo, rispettivamente di 37 e 28 anni, avevano respinto le accuse fin da subito sostenendo che si occupavano solo della parte amministrativa. “Della gestione dei rifiuti non sapevamo nulla”, le loro parole durante l’interrogatorio. Le due donne, costrette a trasferirsi in altri centri della provincia di Foggia, potranno ora tornare a San Severo. Il gip – proprio sulla base delle dichiarazioni rese dalle Sperinteo – ha ritenuto “insussistente l’esigenza cautelare” nonostante il parere contrario del pm.
Giovedì a Bari, intanto, il tribunale del riesame valuterà le posizioni di Fabrizio Mundi e Remo Bonacera, due tra i principali indagati nell’inchiesta. Il primo titolare della “Lufa”, il secondo (zio di Mundi, ndr), ritenuto “factotum” dell’organizzazione criminale. L’avvocato dei due, sempre De Cesare, valuterà in queste ore se chiedere la revoca della misura cautelare o la sostituzione in altra misura. Attualmente Mundi è in carcere, Bonacera ai domiciliari. Anche l’avvocato Tenace, legale di Primiano Calvo, ex vicesindaco di San Severo, coinvolto nell’inchiesta, ha proposto il riesame. Per “In Daunia venenum” l’avviso di conclusione delle indagini non è ancora stato notificato. Impossibile stabilire, al momento, la data di inizio del processo.
