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Home » Maxi processo alla mafia foggiana, nessuno si costituisce parte civile contro i boss. In aula c’è solo il Comune

Maxi processo alla mafia foggiana, nessuno si costituisce parte civile contro i boss. In aula c’è solo il Comune

Di Redazione
15 Settembre 2019
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

Iniziato il maxi processo “Decima Azione” alla mafia foggiana. Dopo il blitz di carabinieri e polizia del 30 novembre 2018, la palla passa a pm, avvocati difensori e giudici. Ma nell’udienza preliminare nell’aula bunker di Bitonto c’è subito una sorpresa: delle 21 persone individuate dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Bari come parti offese perché vittime del racket e di tentativi di omicidio, e quindi con la possibilità di presentarsi all’udienza preliminare, nessuna l’ha fatto per costituirsi parte civile. C’è solo il Comune di Foggia. Un segno evidente della scarsa volontà di ribellarsi al malaffare.

Ma veniamo al procedimento penale. In attesa di giudizio ci sono 29 imputati accusati a vario titolo di associazione mafiosa quali affiliati ai clan Moretti-Pellegrino-Lanza e i rivali del gruppo Sinesi-Francavilla; 11 estorsioni aggravate dalla mafiosità per i metodi usati e per aver agito per agevolare la “Società Foggiana”; 5 tentativi di estorsione sempre aggravati dalla mafiosità; 5 contestazioni di porto e detenzione illegale e ricettazione di armi; e 1 tentativo di omicidio (la vittima è rimasta paralizzata), collegato all’ultima guerra tra i due gruppi rivali, quella del 2015-2016 contrassegnata da 9 agguati, 3 morti ammazzati e 9 feriti/miracolati, tra cui anche un bambino (il nipote del boss Sinesi).

I 29 alla sbarra

Il processo “Decima Azione” vede coinvolti numerosi pezzi da Novanta della mafia foggiana e un nutrito numero di sodali ed elementi trasversali. Su tutti spiccano Rocco Moretti detto “il porco” e Roberto Sinesi detto “lo zio”, capi dei rispettivi clan e boss storici della criminalità del capoluogo.

Alla sbarra Angelo Abbruzzese, 71 anni, detenuto ai domiciliari: concorso in detenzione illegale e ricettazione di una pistola; il figlio Francesco Abbruzzese, 42 anni, detto “Stuppin”, carcere: concorso in armi, 1 tentativo di estorsione e mafia; Giuseppe Albanese, 38 anni, “Prnion”, detenuto: mafia e concorso in 1 tentata estorsione; Alessandro Aprile, 35 anni, detto “schiattamurt”, detenuto: mafia e concorso in 6 estorsioni e tentativi di estorsione; Luigi Biscotti, 43 anni, detenuto: mafia; Emilio Ivan D’Amato, 45 anni, detenuto: mafia e concorso in 5 estorsione e tentativi di estorsione; Domenico D’Angelo, 26 anni, detto “Cavallo”, detenuto ai domiciliari: concorso in estorsione; Ciro Francavilla, 44 anni, detenuto: mafia e concorso in estorsione; il fratello Giuseppe Francavilla, 40 anni, detenuto: mafia e concorso in estorsione; Ernesto Gatta, 45 anni, detenuto: mafia e concorso in 2 estorsioni e 1 tentativo di estorsione; Leonardo Lanza, 39 anni, detenuto: mafia; il fratello minore Savino Lanza, 35 anni, detenuto: mafia; il padre Vito Bruno Lanza, 65 anni, soprannominato “U lepr”, detenuto: mafia; Antonio Miranda, 61 anni: detenuto: concorso in 1 estorsione e 1 tentata estorsione; Rocco Moretti, 68 anni, alias “il porco”, detenuto: mafia, concorso in un’estorsione e concorso in detenzione illegale di una pistola; il nipote Alessandro Moretti, 27 anni, detto “Sassolin”: detenuto: mafia; Raffaele Palumbo, 35 anni, detenuto: mafia e concorso con ignoti in estorsione; Massimo Perdonò, 41 anni, detenuto: mafia, detenzione illegale di una pistola e concorso in 2 estorsioni; Francesco Pesante, 31 anni, detto “U sgarr”, detenuto: mafia e concorso in 3 estorsioni; Fausto Rizzi, 39 anni, detenuto: mafia e concorso in 1 tentativo di estorsione; Antonio Salvatore, 28 anni, soprannominato “Lascia Lascia”, detenuto: mafia e concorso in 1 estorsione; Roberto Sinesi, 56 anni, detenuto detto “lo zio”: mafia; il figlio Francesco Sinesi, 34 anni, detenuto: mafia; il nipote Cosimo Damiano Sinesi, 34 anni, detenuto: mafia; Giuseppe Spiritoso, 62 anni, detto “Papanonno”, detenuto: mafia e concorso in 3 estorsioni; il figlio Lorenzo Spiritoso, 38 anni, detenuto ai domiciliari (ma in carcere per un’imputazione di droga in un altro processo) accusato di concorso in 1 estorsione; Fabio Tizzano, 38 anni, detenuto: mafia e tentato omicidio; il fratello Francesco Tizzano, 47 anni, detenuto: mafia, 1 accusa di concorso in detenzione di armi e 13 di concorso in estorsione e tentata estorsione; Patrizio Villani, 41 anni, di San Marco in Lamis, detenuto: mafia. Molti di loro hanno optato per il rito abbreviato.

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Tags: Foggiamafiaprocesso
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