Condannato a 10 anni e 4 mesi il pensionato di Carapelle Vincenzo Morea di 73 anni, arrestato lo scorso 22 marzo dai carabinieri con l’accusa di strage e atti persecutori ai danni dei coinquilini. L’accusa sostiene che la notte del 23 febbraio precedente, l’uomo tentò di far esplodere con le bombole del gas l’abitazione dove viveva e la palazzina per uccidersi e uccidere i coinquilini; tentativo evitato da carabinieri e vigili del fuoco allertati per l’odore di gas provenire dall’abitazione del sospettato.
La sentenza di primo grado è stata pronunciata dalla Corte d’assise di Foggia. Alla pena di 10 anni e 4 mesi i giudici sono arrivati perché all’imputato è stato riconosciuto il vizio parziale di mente, sulla scorta di una consulenza psichiatrica disposta dal pm durante le indagini. Inoltre Morea ha ottenuto lo sconto di un terzo per la scelta del rito abbreviato.
I FATTI
La notte dello scorso 23 febbraio, Morea aveva tentato di far esplodere il proprio appartamento al fine di uccidere se stesso e tutti i condomini, con i quali aveva continui dissidi. Solamente il pronto e deciso intervento di carabinieri e vigili del fuoco, allertati per il forte odore di gas che proveniva dall’appartamento, aveva evitato che si verificasse il disastro.
Inizialmente ritenuto incapace di intendere e di volere, l’anziano aveva accettato di essere ricoverato presso il reparto di Psichiatria degli Ospedali Riuniti. Tuttavia, i carabinieri della Stazione di Carapelle e i colleghi della Sezione Operativa del NORM della Compagnia di Foggia, insospettiti dallo sproposito che per il tentativo di togliersi la vita l’uomo avesse impiegato addirittura sei bombole di gpl, avevano voluto andare fino in fondo, scoprendo che l’atto era stato premeditato, al culmine di una serie di atti persecutori posti in essere ai danni dei coinquilini, che per più di un mese erano stati vittime delle sue violenze verbali e minacce di morte, perché la deflagrazione coinvolgesse tutto lo stabile.
Morea già nel 1983 era stato condannato a nove anni di carcere per un omicidio commesso al culmine di una lite con altri coinquilini dello stabile di edilizia popolare dove risiedeva. Dopo l’arresto il Comune di Carapelle aveva provveduto a revocare l’assegnazione dell’appartamento per inadempienze contrattuali.
