Il Consorzio per la Bonifica della Capitanata si è difeso dicendo di non aver mai effettuato mobbing nei confronti di Matteo Pio Ciavarella. Ma il dipendente non ci sta, la causa del resto va avanti e tutti i dipendenti denunciati sono stati rinviati a giudizio. Dal 2011 Ciavarella subisce minacce dai colleghi del Consorzio della postazione di Lesina e da quest’estate, come spiega la moglie Maddalena Guida a l’Immediato, è stato catapultato in un impianto isolato a Palude Grande, senza acqua potabile, con un unico pozzo collegato al canale, da cui sgorga acqua gialla. Inoltre negli ultimi tempi, la famiglia teme delle ritorsioni. La sera si presentano delle automobili dinanzi all’impianto con i fari accesi e restano per qualche minuto. Si fermano con chiaro metodo intimidatorio, secondo la donna.
In tutti questi anni a Ciavarella, che ha denunciato i suoi colleghi assenteisti, non è stato assicurato un posto di lavoro sicuro né un trasferimento che lo mettesse al riparo dal rapporto con i colleghi denunciati. È questo il tema oggi contestato dalla famiglia all’Ente. “Il mobbing esiste tutto, ci sono discrepanze sui chilometri, ma a quei dipendenti riammessi pagano tutto. Se il Consorzio è parte lesa, perché non le ha licenziate o sospese quelle persone? Mio marito da fare l’idrovorista, è stato declassato a semplice guardiano e collocato in una postazione consortile poco importante. Tuttavia qui ci sono le telecamere, forse per controllare mio marito, mentre a Palude Lauro dove ci sono mezzi, gasolio e rifiuti continua la prassi di sempre”.
