“Credo sia necessario nell’interesse di tutti e della nostra città, impugnare il provvedimento di commissariamento del comune di Manfredonia per infiltrazioni mafiose davanti agli organi della giustizia amministrativa, perché palesemente ingiusto. Mi rivolgo a te per chiederti di sostenere questa azione, c’è bisogno del contributo di tutti (anche economico), per sostenere questo sforzo, utile a ristabilire la verità. Per qualsiasi informazione resto a disposizione. Un abbraccio. Angelo Riccardi“.
Così l’ex sindaco di Manfredonia ha annunciato la sua volontà di dare battaglia per ribaltare la decisione di scioglimento per mafia dell’ente comunale. E bussa a soldi per il ricorso al TAR contro il decreto di Mattarella. Il comune sipontino è stato commissariato per 18 mesi a causa delle infiltrazioni criminali nel tessuto amministrativo ed economico ma per Riccardi si tratta di un provvedimento “palesemente ingiusto”. Dopo essersi scagliato contro il commissario Piscitelli, “non mi ha mai convocato”, ecco l’affondo sulla decisione giunta da Roma nei giorni scorsi, certificata dalle 34 pagine della relazione prefettizia.
Sicuro il ricorso dell’ex primo cittadino ma anche del vice Salvatore Zingariello, quest’ultimo centrale nella vicenda dello scioglimento a causa dei suoi stretti rapporti con Giovanni Caterino, unico imputato per la strage di San Marco in Lamis. Chi li seguirà?
Riccardi e Zingariello sanno bene che su di loro pende anche una sentenza di incandidabilità da parte del Tribunale di Foggia, prevista entro pochi mesi. Stessa sorte toccò agli ex amministratori di Monte Sant’Angelo e Mattinata, comuni sciolti per mafia nel 2015 e nel 2018. Nonostante questo, l’ex sindaco potrebbe partecipare alle prossime Regionali in quanto l’appuntamento elettorale dovrebbe procedere la decisione dei giudici sul suo futuro politico.
