Il terremoto che ha sconvolto l’Albania preoccupa anche la Puglia. Repubblica Bari ha raccolto il report di alcuni sismologi e ingegneri dell’Università e del Politecnico di Bari, i quali hanno evidenziato la pericolosità della placca adriatica (o placca Apula) che si articola tra gli Appennini e le Alpi Dinariche, mettendo in stretta correlazione gli eventi tellurici tra le due sponde dell’Italia e dell’Albania.
Le due catene montuose giovani, infatti, sarebbero geologicamente correlate, creando una sorta di ping pong capace di sortire effetti per diversi giorni “se non per mesi”. Nel 2002 tutti i comuni italiani sono stati classificati in quattro tipologie diverse, a seconda del rischio sismico: il Salento a causa della vicinanza con l’Albania è passato da zona asismica a rischio 4 (basso ma non nullo). “Tredici comuni del Subappennino dauno risultano zona 1, a pericolosità elevata – ha spiegato al quotidiano Nicola Venisti del dipartimento di Scienze della terra e geoambientali dell’Università di Bari – tutta la provincia di Foggia e parte della Bat zona 2. A scendere Bari, Brindisi e Taranto zona 3″. L’Albania è in crisi sismica da settembre, insieme alla Bosnia e poi Creta. “Previsioni non se ne possono fare – ricostruisce Venisti – ma tocca ricordare che l’Adriatico è come una casa in cui spostiamo continuamente i mobili: ogni tanto ne sentiamo il rumore”.
Nella letteratura di settore sono presenti effetti disastrosi, come lo tsunami che nel 1627 a nord del Gargano svuotò i laghi di Lesina e Varano e catapultò i pesci sulle colline. “Nei prossimi giorni potremmo avvertire repliche delle scosse albanesi – ha chiosato Andrea Tallarico, professore associato del dipartimento di Scienze della terra – che definire di ‘assestamento’ sarebbe fuorviante, perché sottintenderebbe che l’attività sismica va scemando: dato non prevedibile. Le nostre simulazioni lavorano ipotizzando terremoti di magnitudo massima, che possono generare onde alte qualche metro e molto lunghe – spiega Tallarico – Il passo successivo sarebbe capire come queste onde impatterebbero oggi sull’abitato delle nostre coste”.
Quando la terra trema, spiega Repubblica nell’inchiesta, ci sono palazzi che si sbriciolano. “Purtroppo la normativa più avanzata in campo di progettazione antisismica è del 2008, dopo un processo cominciato nel 2003 – conferma Giuseppina Uva, docente di Costruzioni in zone sismiche e vulnerabilità degli edifici al Politecnico di Bari – Insieme all’Autorità di bacino, il dipartimento Dicatech con un progetto pilota e inedito ha censito lo stato di salute di 4560 edifici nel foggiano. “Il 70 per cento delle costruzioni sono vetuste – ammette Uva – Su Foggia città, per esempio, oltre i due terzi degli edifici è precedente alla prima normativa sismica del ’74, dunque ha carenze progettuali”. Il prezzo sarebbe così alto che converrebbe abbattere e ricostruire.
(fonte foto: Repubblica Bari)
