Potrebbe aver dato fastidio alle persone sbagliate o essersi cacciato in un brutto guaio Roberto D’Angelo, 53enne foggiano ucciso in viale Candelaro (da dove oggi partirà il corteo antimafia) la sera dello scorso 2 gennaio. Primo omicidio dell’anno in Italia. Procura di Foggia e squadra mobile continuano ad indagare per ricostruire le ultime ore di vita della vittima. Non si esclude alcuna pista, nemmeno quella mafiosa nonostante l’estraneità di D’Angelo rispetto ai clan locali. L’autopsia sul corpo dell’uomo ha confermato l’esplosione di tre revolverate sul lato sinistro del volto di D’Angelo, colpito tra zigomo e gola. Due i sicari in azione, a bordo di un motociclo.
L’uomo, con vecchi precedenti per furti alle assicurazioni, era conosciuto in città con il soprannome “Scipione”, ereditato dal padre Vincenzo, quest’ultimo morto ammazzato negli anni ’70. Nel 2016, il 53enne fu pestato da alcuni mafiosi foggiani che volevano estorcere denaro al nipote, titolare di un autoparco nei pressi di via Bari. Nelle scorse ore, intanto, sono stati celebrati nella chiesa di Sant’Antonio i funerali di D’Angelo. (In alto, il luogo dell’omicidio; nel riquadro, Roberto D’Angelo)
