All’udienza del 21 gennaio 2020 c’è stata la sentenza sul caso della truffa delle patenti, un caso che risale al mese di giugno del 2010. La squadra mobile, nell’ambito del blitz “Walkie Talkie”, fermò la bellezza di 66 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più delitti, quali truffa in danno della Motorizzazione Civile di Foggia e Bari, corruzione, sostituzione di persona, falsità materiale ed ideologica, il tutto per l’illecito conseguimento delle patenti di guida. A dieci anni di distanza, il Tribunale di Foggia ha dichiarato l’intervenuta prescrizione.
In questi giorni in cui si tratta di questo argomento, è utile osservare una delle posizioni. Una ragazza poco più che maggiorenne, incensurata, fu sorpresa a usufruire delle apparecchiature elettroniche con le quali gli indagati suggerivano le risposte agli esaminandi. La ragazza ammise gli addebiti e all’udienza preliminare tramite il suo avvocato propose un patteggiamento.
Il pm si impuntò nel negare le attenuanti generiche (che si riconoscono solitamente agli incensurati che confessano anche reati molto più gravi), volendo ottenere una pena di nove mesi (in luogo di quella di sei proposta dalla difesa). Una differenza assolutamente irrilevante se si considera che si trattava comunque di una pena sospesa condizionalmente.
Venuto meno il patteggiamento per la mancata approvazione del pm, la ragazza andò al dibattimento, durato oltre 9 anni per un totale di 72 udienze.
Il processo è ricominciato da zero diverse volte per i continui cambi del collegio giudicante.
Solo una delle 72 udienze è stata rinviata per un legittimo impedimento di un difensore (che ha comportato la sospensione del decorso della prescrizione).
Il difensore dell’imputata ha dichiarato: “Questo processo è il paradigma delle falsità che vengono diffuse sui veri motivi della lentezza della giustizia, e in particolare sul ruolo ‘dilatorio’ dell’attività difensiva”. (In alto, foto di archivio)
