Attenta disamina sulla mafia foggiana da parte del Procuratore Generale della Corte d’Appello di Bari, Anna Maria Tosto, intervenuta all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Mentre il presidente Francesco Cassano si è soffermato sulla crisi di liquidità dei clan locali, la Tosto ha analizzato il business dei boss di Foggia e del resto della provincia.
“In questi giorni è all’attenzione nazionale, la criminalità organizzata che imperversa nel circondario di Foggia – ha detto Tosto -. Decine di processi dal 1980 in poi hanno visto la magistratura requirente e giudicante impegnata a costituire un argine al radicarsi della mafia in un territorio dove l’esistenza della mafia fino a poco tempo fa ancora si disconosceva. Nel tempo la Direzione Distrettuale Antimafia ha ricostruito ed ottenuto la condanna, fino in Cassazione, dei diversi gruppi criminali che controllano l’area foggiano-garganica. Organismi a loro volta multiformi, costituiti – come la “Società Foggiana” – in federazione di distinte batterie, ciclicamente in lotta per conquistare l’egemonia del clan, solidali e uniti nell’imporre all’esterno la condizione di soggezione e l’omertà necessaria non solo alla perpetrazione dei reati fine ma a garantire il controllo pervasivo del territorio, delle attività economiche, dell’amministrazione. Una malia che somma in se il familismo della ‘ndrangheta e la ferocia della camorra cutoliana, capace però di evolvere e, dunque, moderna nella progressiva infiltrazione nei settori nevralgici dell’imprenditoria locale: l’agricoltura, il trasporto, la lavorazione e trasformazione dei prodotti; la raccolta ed il trasporto dei rifiuti solidi urbani, fino a più recenti iniziative di condizionamento del settore calcistico locale, di controllo del noleggio di apparecchi elettronici per il gioco di azzardo e di quello delle scommesse truccate relative alle corse dei cavalli. Una mafia che ha raggiunto i suoi obiettivi attraverso un uso capillare, sistematico dell’estorsione: il delitto più odioso perché non aggredisce solo il patrimonio, annulla la libertà delle vittime e così la loro dignità. Ne condiziona la vita”.
Tosto ricorda l’operazione “Decima Azione” (novembre 2018), che oltre a vedere sottoporre a custodia cautelare i principali esponenti di due delle batterie della federazione foggiana, “ne ha svelato i programmi di espansione, ne ha destabilizzato gli assetti e ridimensionato le entrate. A gennaio 2020 – è scritto nella relazione di Anna Maria Tosto -, nel giro di pochi giorni si sono susseguiti sul territorio una serie di atti intimidatori: tempistica e destinatari degli attentati denunciano che si tratta della reazione rabbiosa alla progressiva inarrestabile rivendicazione della scelta di legalità e di coraggio che ormai viene dalla società civile: le migliaia di persone in marcia alla manifestazione di Libera, costituiscono un sostegno morale imbattibile per quanti finalmente hanno scelto di testimoniare, di denunciare, di collaborare. Ma anche segnale di fibrillazione di un sistema criminale messo in crisi dalle azioni di contrasto e repressione ormai da tempo poste in campo dallo Stato con l’incremento delle forze dell’ordine e delle forze di polizia giudiziaria, con l’attenzione costante del Governo, con le iniziative giudiziarie e con le decisioni dei Tribunali e delle Corti. Un segnale dal quale trarre ragione e determinazione a continuare nel lavoro intrapreso”.
Per la Tosto “occorrerà farlo tenendo conto dell’evoluzione delle organizzazioni, sempre più a vocazione affaristico imprenditoriale: “mafia del click”, come ricordava il Procuratore distrettuale, che sposta denaro, lo investe, lo scambia e lo occulta con un colpo di mouse ed entra nel tessuto sano dell’economia e lì si nasconde. Criminalità, aggiungo, sempre più pervasivamente infiltrata nella pubblica amministrazione. Lo scioglimento di alcuni Comuni ricadenti nel circondario di Foggia (Monte Sant’Angelo, Mattinata, Cerignola, Manfredonia) denuncia come e quanto l’influenza della criminalità abbia attinto la pubblica amministrazione, il sistema di aggiudicazione di appalti dei servizi nei settori più delicati della cosa pubblica (i rifiuti, il verde, il movimento terra, l’attività edilizia, la gestione degli impianti sportivi, delle aree cimiteriali, delle aree di sosta, delle spiagge). Ciò malgrado le indagini per delitti di corruzione, concussione, peculato, sono in costante e progressivo decremento in tutto il distretto; lo scorso anno si contano complessivamente poco più di 150 iscrizioni. Un dato sul quale occorre riflettere”.
Secondo il procuratore generale, “indagare la corruzione è determinante anche nella lotta contro la criminalità organizzata; sottrae all’ingerenza malavitosa la zona grigia, fatta di complicità e di paura, che permette il condizionamento degli apparati pubblici. Soprattutto, allontana quella disaffezione verso le istituzioni che può indurre alla ricerca di soluzioni diverse ai problemi della quotidianità: atteggiamento che è terreno di coltura dell’illegalità. Questa la ragione per la quale il lavoro del sistema giustizia deve avere come punto di partenza l’attenzione alle esigenze primarie del cittadino: la casa, il lavoro, la salute, il risparmio. Ricostruire il rapporto di fiducia sul quale si fonda la legittimazione della magistratura, si diceva in esordio: avverrà, ma non solo grazie alle grandi inchieste. Avverrà quando la magistratura assicurerà in tempi ragionevoli la sua funzione di mediazione dei conflitti, a cominciare da quelli quotidiani, apparentemente insignificanti, quelli che giorno dopo giorno condizionano la vita degli onesti. Quando, così facendo, restituirà agli onesti la certezza che lo Stato è degli onesti”.
