“Abbiamo precisato alcuni concetti che sono semplici e lineari. In certi momenti prevale la stanchezza e lo sconforto, l’inefficienza. Son quelle le risposte, se non cambiano le regole nell’organizzazione non possiamo fare nulla. Lo abbiamo spiegato alla mamma di Francesco. Rischiamo di raccontare solo la profonda depressione e l’inefficacia del sistema”.
La dirigente scolastica dell’Almatura la prof Mariolina Goduto non si tira indietro rispetto alla protesta della signora Loredana De Cata, che si è incatenata al cancello della scuola per veder riconosciuto il diritto del figlio all’assistenza. Oggi il personale disponibile a scuola consta di docenti e collaboratori scolastici, il ragazzo che frequenta la prima media ha il sostegno completo, pieno pari a 18 ore. Ma in questo caso, come ha spiegato la dirigente, non ha bisogno del semplice intervento didattico, ma di quello assistenziale riguardante la masticazione e la deglutizione. Fino al 20 dicembre la scuola ottemperava a questo servizio con la cooperativa Louis Braille e con la Pegaso, che forniva alla scuola dei tirocinanti socio sanitari, dei ragazzi in formazione.
“Siamo in fase di attesa, nonostante la convenzione sia in vigore la cooperativa non ha le condizioni per mandarci il tirocinante – prosegue la dirigente –. Nel caso specifico non è un problema di sostegno, i docenti hanno il massimo della disponibilità, dell’accoglienza, dell’affetto, ma per Francesco occorre una competenza per prevenire alcuni problemi. I docenti non se la sentono né ad una scuola si può chiedere di assolvere a queste funzioni. Per ritornare al tema dell’inclusione, qual è la missione della scuola? Educare o assistere? Parlo dall’osservatorio di una scuola statale pubblica, se ci siano delle convenzioni e degli accordi nelle private non so, ma non è un obbligo della pubblica amministrazione fornire queste figure. La mia è una provocazione; ma se non possiamo accogliere in toto, cade tutta l’inclusione, meglio quindi non prevederla. Non basta dichiararsi accoglienti, per esserlo, non basta dire la parola accoglienza se poi la Asl non fornisce educatori ed oss. Le problematiche sono tante, occorrerebbe mettere in atto delle strategie con dei percorsi specializzati, occorre integrare. Ma se non ci sono queste figure è meglio dire che non siamo accoglienti, perché oggi si tratta del caso di Francesco, domani potremmo parlare di altri casi. Se non riusciamo a garantire mediatori, educatori e assistenti, per i casi gravi, meglio non dirsi accoglienti. Come possiamo esercitare questo diritto? È facile per la signora incatenarsi alla scuola, perché non si incatena davanti alla Regione Puglia o alla Asl? La scuola è la soluzione più semplice, il palcoscenico facile. Però questo caso ci aiuta a riflettere. Noi siamo in sofferenza: dedichiamo tempo, affetto, le docenti sono frustrate, addolorate per questo caso. Servono operatori della Asl d’intesa con tutti i docenti di sostegno”.
