“Se oggi vi raccontassi la solita storiella della polizia penitenziaria cieca e violenta che malmena e maltratta poveri detenuti indifesi, quanti di voi farebbero fatica a capire quale trasmissione televisiva offre queste ricostruzioni?” Inizia così la nota della segretaria nazionale del Si.N.A.P.Pe (Sindacato nazionale autonomo polizia penitenziaria), Annalisa Santacroce in risposta ad un servizio de “Le Iene” sulle presunte violenze nei confronti di detenuti nel carcere di Foggia.
Dopo le denunce riportate da l’Immediato – prima la lettera delle famiglie dei ristretti, poi il caso del buttafuori Di Fiore – anche la nota trasmissione di Italia Uno (QUI IL SERVIZIO) ha dedicato spazio alla vicenda. Nel servizio, è riportato lo sfogo della moglie di un detenuto che fa accuse gravissime su cosa sarebbe successo dopo l’evasione del 9 marzo: “Mio marito non poteva neanche parlare per gli ematomi che aveva sul viso e sul corpo. È stato malmenato”. Le Iene hanno riportato anche l’intervento dell’attivista radicale Rita Bernardini che sulla vicenda ha chiesto maggiore chiarezza.
Ma Santacroce del Si.N.A.P.Pe replica duramente: “Signore e signori, la macchina del fango si è rimessa in moto. Questa volta il teatro è il penitenziario foggiano. Me li ricordo i cittadini preoccupati e la concitazione sulla stampa quando il 9 marzo il penitenziario di via delle Casermette veniva devastato ed una settantina di detenuti si davano alla fuga, ma quello è passato, non fa più audience. Oggi – continua Santacroce – fa audience la parola di un detenuto che ‘assicura’ di non aver preso parte alle devastazioni ma di essere stato vittima di massacri nei giorni a seguire.
Ma se ad ‘assicurare’ che la legalità non è mai stata violata è un uomo delle Istituzioni, beh quell’assicurazione paradossalmente non vale niente. Meglio instillare dubbi, meglio dire che i detenuti hanno trovato il cancello aperto. Non fa scena affermare che quel cancello lo hanno divelto con furia inaudita”.
E prosegue: “Chi c’era in quell’occasione a fronteggiare la rivolta? Chi c’era in quella occasione a respirare il fumo acre che esalava da spazi dati alle fiamme? Chi? Si farà chiarezza su quanto avvenuto prima e dopo. A fare chiarezza non solo la magistratura ma anche una task force composta dai massimi vertici del settore, fra cui il garante nazionale dei detenuti, a garanzia di tutti – fa sapere Santacroce –. Siamo i primi a voler vederci chiaro e non ci sogniamo minimamente di approntare difese d’ufficio su fatti che ancora devono essere acclarati. Ma alla nostra sobrietà, al nostro silenzio vorremmo facesse da doveroso contrappunto l’abbandono del sensazionalismo ad ogni livello. Si abbia rispetto per la Polizia Penitenziaria – conclude la sindacalista – che mai come in questo momento sta dando letteralmente la vita per lo Stato”.
