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Home » “Come carne da macello”, parlano gli operatori del Riuniti tamponati per la prima volta. Intanto 3 contagi in Medicina ospedaliera

“Come carne da macello”, parlano gli operatori del Riuniti tamponati per la prima volta. Intanto 3 contagi in Medicina ospedaliera

Di Redazione
23 Aprile 2020
in Sanità
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ciao ciao: "" -

Se per la Medicina Interna Universitaria sono scattate le procedure di chiusura del reparto e di sanificazione, sono ancora nell’incertezza dopo l’esito dei tamponi per gli operatori sanitari del reparto di Medicina Interna Ospedaliera, diretto dalla primaria Nuccia Panettieri e collocato sempre nelle zona grigia di filtro, ingegnata dalla direzione generale del Policlinico di Foggia. Sono 3 i nuovi contagiati da Coronavirus nel reparto ospedaliero.

In queste ore Oss, infermieri, medici e una ventina di pazienti, hanno saputo se l’anziano, il ‘falso negativo’, prima negativo e poi da ritorno dalla degenza alla residenza Palena dove era stato accolto in virtù della sua certificazione negativa, positivizzatosi, ha infettato anche loro, dopo aver colpito sul campo ieri un altro dirigente medico, dopo l’altro già sotto osservazione. Eppure, il direttore generale Vitangelo Dattoli aveva parlato di un “caso scuola”, perché a suo dire non proveniva da una struttura per anziani.

Non ci stanno gli OSS alla narrazione della piena dotazione di DPI. Noi de l’Immediato abbiamo parlato con 3 di loro, preferiscono rimanere anonimi per tutelare il loro posto di lavoro. Non sono positivi e saranno ritamponati tra 7 giorni, ma non saranno messi in quarantena. Racconta M.: “Si tratta di proteggere la stessa vita, qui il pericolo è per tutti, quello che accade in questo maledetto periodo terribile di questo virus ha dell’incredibile. Per giorni sono stati portati in reparto pazienti non controllati col tampone. Già a marzo arrivò una signora l’abbiamo tenuta 2 giorni, tutti sono stati a contatto con lei, poi è stata trasferita a San Giovanni, dove purtroppo è deceduta di Covid. Dopo questo caso, sono state prese delle disposizioni diverse nel reparto. In quel caso erano entrati anche i parenti di altri pazienti, che non sono stati neanche avvisati, l’ausiliare che l’ha accompagnata la teneva sotto braccio senza mascherina, nessuno sapeva che era Covid. Dopo quel caso nelle stanze siamo passati da 3 letti a 2 letti. Noi ausiliari non avevamo diritto neanche al mascherino, solo adesso ci hanno dotato di mascherine chirurgiche che come si sa non proteggono chi le indossa. All’inizio non venivano date neppure pazienti, anche adesso se le spostano sono tutte persone molto anziane. Io metto 3 paia di guanti per sicurezza, sono di una qualità scarsissima”.

Alcuni dipendenti che dopo quel caso si sono messi da soli in quarantena fiduciaria, in malattia. Quando sono rientrati in reparto presentavano dei lievi sintomi, ma nessuno sarebbe stato tamponato. Un oss addirittura per tre volte ha ripetuto la procedura ai numeri verdi, ma non ha mai visto nessuno a casa sua, dove si era isolato da moglie e figlioletto di 15 mesi.

“Il dottore è positivo, io mi sono un po’ arrabbiata in reparto. Non abbiamo i camici protettivi, ma solo il copri divisa, non abbiamo protezioni ai piedi. Nel giro letti può cadere di tutto pipi feci, c’era allarmismo nel reparto per la positività del medico. Tutti abbiamo avuto contatti con lui, non sappiamo neanche da chi l’abbia preso, se sempre da quel falso paziente o da qualche altro contagio innescatosi”.

Un oss per essere tamponato deve aver avuto o uno stretto contatto col paziente face to face o deve aver sostato nella stanza per almeno 15 minuti. Ma il contagio pare dire a tutti che bastano assai meno di 15 minuti per prendere il Coronavirus. Gran parte del minutaggio coi pazienti è a carico degli oss ormai, visto che i parenti non possono più aiutare i loro cari ricoverati nelle attività di cura.

Sono gli oss ad occuparsi delle pratiche igieniche e delle attività domestiche alberghiere, del confort del paziente, ormai gli oss si sostituiscono totalmente ai parenti, passando molto più tempo nelle stanze di degenza.

“Ci hanno consigliato di fare il giro letto ad un metro di distanza dal paziente, ma come si fa? Tra l’altro in reparto c’è un altro paziente sospetto, un anziano che respira malissimo, se questo fosse positivo, saremmo già tutti contagiati: io l’ho lavato. Che cosa potremmo aver già portato fuori? Non veniamo cautelati, veniamo trattati come carne da macello. Ho visto tanta freddezza in questi giorni, io ho pianto per il medico contagiato”, conclude M.

G., la sua collega, spiega il meccanismo delle strutture ospitanti. “Tutte le strutture di lungodegenza prima di prendere dei pazienti richiedono il certificato col tampone negativo. Il falso paziente l’aveva ed è stato trasferito a Palena, si può immaginare che si sia positivizzato durante il tragitto? Di questo virus non si sono compresi i tempi relativi al contagio, non so se è possibile che il paziente si sia positivizzato in così breve tempo. Aveva una certificazione del tampone, ma di fatto era un asintomatico. Non parliamo poi qui dei percorsi puliti e sporchi. C’è caos, i percorsi dedicati funzionano solo nei reparti Covid. I colleghi che sono a Geriatria si spostano senza avere la possibilità di cambiarsi i dpi: abbiamo una mascherina chirurgica a turno, prima nella fase iniziale ci veniva fornita ogni 5 giorni, tanto che molti di noi le hanno comprato da soli. L’azienda non fornisce le ffp3, sono solo per il reparto Covid. Ma al momento la cosa più grave è che non vengono rispettati i percorsi puliti e sporchi. A tutti noi insegnano che il paziente deve essere considerato sempre come potenzialmente infetto, ma così non è in reparto. Anche la tenda davanti al Pronto Soccorso ha funzionato per un brevissimo lasso di tempo, senza un test diffuso sulla saturazione di chi entra, potrebbero esserci tantissimi falsi pazienti. Noi abbiamo delle famiglie, torniamo a casa, ma non veniamo tutelati dall’azienda. A me solo ora è stato eseguito per la prima volta un tampone, mentre bisognerebbe farli almeno ogni 15 giorni. Mentre qui si fanno solo nei reparti Covid, ho molti amici che lavorano al Nord e so che negli ospedali che hanno come obiettivo di limitare al massimo il contagio esistono dei protocolli e delle procedura. In Veneto i colleghi sono tutti mappati con dei bollettini quasi giornalieri. Dopo la signora che fu trasferita a San Giovanni, nessuno fu tamponato. Purtroppo non è difficile che accadano imprevisti come quello del falso paziente, per questo dovrebbero tamponarci ogni 7 giorni almeno. Noi lavoriamo con il terrore, lavoriamo con la paura di poter scoprire tra i nostri familiari un positivo e di essere stati noi gli untori, che li hanno condannati a morte. Ma in reparto, ai Riuniti si ha paura di parlare, non ci sentiamo tutelati e abbiamo paura di creare un danno alla collettività. Io mi sono separata da mia mamma perché ha delle patologie croniche. Ai Riuniti non ho mai avvertito il senso di allarmismo, che a differenza si respira in altre zone d’Italia, sembrava che Foggia fosse una realtà a parte, un’isola ‘felice’ all’incontrario, ma anche qui le cose arrivano, era inevitabile con i dispositivi carenti. Si è pure abbassata la qualità delle mascherine, ora hanno solo 2 veli. Dovrebbero avere le mascherine anche i pazienti, dovrebbero cambiarle tutti i giorni, ma tanti pazienti sono agitati non riescono ad indossarle. Non abbiamo una mascherina al giorno per 20 pazienti, più gli operatori che ricoprono i 3 turni, più quella da cambiare quando vengono effettuati i trasporti. Senza aggiungere che ogni 2 ore la mascherina chirurgica si impregna e in teoria dovrebbe essere cambiata. Il gel quello che non manca. Ma stiamo fornendo una assistenza di sopravvivenza, sia per noi sia per i pazienti, alla meno peggio. È paradossale, gli ospedali che dovrebbero essere il luogo più sicuro del territorio sono i peggiori ricettacoli di contagio, è meglio restare a casa. Il problema resta la assenza di domiciliazione delle cure”.

R, un collega, è molto spaventato. “Da quando è cominciato il Coronavirus ci hanno negato i Dpi principali, la dotazione delle mascherine chirurgiche, questa è stata la prima lotta nel nostro reparto. Ci avevano assicurato che la zona grigia doveva fare filtro ai reparti che non erano Covid-19, ma a ben vedere la zona grigia ha fatto acqua da tutte le parti: il paziente che si è positivizzato, il falso, arrivava da reparti filtro, stanno giù nelle stesse camere, poi vengono smaltiti, noi presumiamo che sia stato lui a contagiare tutti, ma alcuni già buttano la colpa al personale, ma se non ci avete mai fatto i tamponi, come facciamo a sapere se siamo infetti? Stiamo lavorando in macelleria, in un supermercato o in un ospedale? Noi ci possiamo infettare ogni giorno, solo ora ci misurano la temperatura all’ingresso con termoscanner, ma mica ci vengono fatti i tamponi o la saturazione? Da operatore posso dire siamo più a rischio noi dei reparti grigi che quelli dei reparti Covid- e di Malattia Infettive: la zona grigia ha fatto acqua, con percorsi misti e gli ascensori che funzionano e non funzionano. C’è un fogliettino volante, nel plesso chirurgico, ad indicare l’ascensore Covid, ma non c’è nessun cartello volante per l’altro ascensore Covid. Una è rotta da anni, un’altra può entrare il letto e un’altra per i barellati, l’altra è quella con la chiave, magnete, ma tutti hanno già toccato quella chiave senza protezione”.

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Tags: coronavirusfalso pazienteMedicina Interna OspedalieraOss
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