È allarme a San Giovanni Rotondo per la crisi del turismo religioso, a rischio collasso a causa dell’emergenza Covid. Il sindaco Michele Crisetti ha incontrato in Comune una rapprentanza delle categorie produttive della città.
“È arrivato il momento di preoccuparci seriamente del futuro della nostra città che vive di turismo religioso, di commercio e di attività imprenditoriali – è stato il grido d’allarme del primo cittadino -. Le disposizioni governative che hanno interessato le attività commerciali hanno provocato inevitabilmente un grave danno economico. Tutta l’amministrazione comunale è al fianco delle categorie produttive e lavoreremo insieme per preparare un’azione decisa per il rilancio”.
“Tutti gli operatori commerciali hanno avuto fino ad ora un atteggiamento di grande dignità e responsabilità, ma se questa situazione non sarà affrontata a livello regionale e nazionale, sarà dura per la nostra città ripartire”, ha concluso il sindaco.
La voce degli operatori delle categorie produttive: “Accogliamo con favore la proposta del sindaco di farsi carico delle nostre istanze per far sì che il nostro settore riparta quanto prima e contribuisca come sempre al benessere della nostra città”.
Sulla questione sono intervenuti anche i frati cappuccini del convento di San Giovanni Rotondo: “Attendiamo con speranza il momento in cui potranno ritornare ad accostarsi alla mensa eucaristica e a rispettare le misure di prevenzione affinché si possano accorciare i tempi dell’attesa”.
Attraverso l’emittente dei Frati Minori Cappuccini, Tele Radio Padre Pio, vengono quotidianamente trasmesse messe in diretta e in streaming. “In questo periodo di pandemia – racconta il direttore della Tv, Stefano Campanella – è un modo per far compiere ai devoti di San Pio un pellegrinaggio virtuale e partecipare alle celebrazioni religiose” . Le messe in diretta televisiva in alcuni casi raggiungono anche punte di 300mila telespettatori sul territorio nazionale. Secondo stime fornire da Campanella, le messe a San Giovanni Rotondo richiamano ogni anno 5 milioni di fedeli. Un dato calcolato attraverso il numero di comunioni dispensate: circa tre milioni di ostie servite ai fedeli durante le funzioni religiose. Numero – racconta Campanella – che va raddoppiato perché non tutti i devoti ricevono l’Eucarestia durante le messe”.
