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Home » Papà denuncia la “Bibbiano” di Foggia e chiede un’inchiesta per la figlia 14enne. “Vi racconto la mia storia”

Papà denuncia la “Bibbiano” di Foggia e chiede un’inchiesta per la figlia 14enne. “Vi racconto la mia storia”

Di Antonella Soccio
13 Maggio 2020
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

Dal 2017 ad oggi, una famiglia foggiana vive una situazione illogica, forse sottovalutata dai servizi sociali. La denuncia porta la firma di un padre, Andrea (nome di fantasia), che da anni soffre insieme a sua figlia per la mancata cura della sua ex moglie. Ovviamente la sua è una testimonianza di parte, ma il padre è arrivato ormai ad una corposa denuncia nei confronti dei servizi, perché ritiene che la sua unica figlia sia “passeggera di un viaggio Foggia/Bibbiano A/R”.

All’età di quattordici anni, l’adolescente in un suo manoscritto depositato in Tribunale ha denunciato di subire violenze fisiche e psicologiche perpetrate dalla madre. Purtuttavia i servizi hanno deciso per un certo periodo di affidare la ragazza ad un istituto. E ancora oggi pende sul padre il giudizio sulla titolarità della sua potestà genitoriale.

Ma andiamo con ordine. Abbiamo incontrato l’uomo a Parco San Felice per conoscere il suo caso. Nel corso del racconto il dipendente privato piange per ben due volte.

“La mia storia parte da una separazione, la mia ex moglie cominciò a manifestare delle problematiche. Un giorno è arrivata a lasciare la ragazza a scuola, non andò a prenderla. Farfugliava, non aveva cucinato. Per giorni ha omesso la cura. Aveva avuto una crisi, ma non ha mai voluto curarsi. Eravamo abbandonati a noi stessi. Aveva anche scritto un atto testamentario in cui lasciava tutto ai suoi amici gatti e cani. In un altro scritto confessava qualcosa che non mi aveva mai detto: era stata vittima di tantissime violenze familiari, da suo padre e dai suoi fratelli. Questo trauma dopo tanti anni è tornato a galla, non so per quale motivo scatenante, forse perché ero stato premiato come dipendente dell’anno nella mia azienda. Provai a portarla da una psicologa, ma non volle farsi curare né io ebbi la prontezza di farle fare un trattamento sanitario obbligatorio. Mostrava una doppia personalità. Un giorno ha aggredito me e mia figlia, ma al Pronto soccorso ribaltò la situazione dicendo che era stata lei ad essere stata picchiata. Siamo finiti al pronto soccorso due volte. Si è rivolta a diversi centri antiviolenza e mi ha accusato di pedofilia e abusi sessuali nei confronti di mia figlia. Ha fatto finta di essere stata picchiata. Tutte accuse che sono cadute subito”.

E ancora: “Siamo scappati di casa, mi hanno convocato in questura, ma hanno capito che le sue erano falsità. Hanno interrogato mia figlia, da sola, e hanno compreso che il violento non ero io. Dopo varie vicissitudini, mi hanno chiamato al Tribunale dei Minori, che non mi ha allontanato da mia figlia. Sono cominciati così gli incontri protetti al Centro antiviolenza di Foggia. La dottoressa del Cav si è permessa di andare all’uscita di scuola di mia figlia costringendola ad incontrare sua madre. Mia figlia si è messa a piangere e si è attaccata ad una amichetta”.

Sono seguiti altri incontri, uno dei quali è sfociato, come racconta l’uomo, con una crisi violenta della donna, che ha spaventato la ragazza.

“Mia figlia ha avuto sempre il terrore di questi incontri. La madre ha avuto una reazione violenta, ha aggredito verbalmente la figlia, anche la dottoressa è rimasta scioccata. Ma non verbalizzò questo evento. Dai servizi non hanno alzato un dito né hanno comunicato queste crisi al tribunale. Tuttavia il Tribunale ha stabilito che io e mia figlia dovevamo tornare a casa nostra e che la madre doveva allontanarsi. Trovo la casa mezza distrutta, aveva anche gettato via gli abiti di nostra figlia. Siamo a luglio 2017, vi torniamo dopo essere scappati il febbraio 2017. Mia figlia ha sempre ribadito che voleva stare con me, ma ad un certo punto i servizi hanno deciso che doveva essere allontanata per una presunta conflittualità tra me e sua madre. La dottoressa mi ha accusato di plagio nei confronti di mia figlia. È stata nominata una Ctu e a questa professionista sua madre ha ammesso che avrebbe preferito vedere la figlia in istituto. È stata nominata una curatrice, un avvocato. Mia figlia è finita in un istituto in campagna, in agro di Lucera. È stata lì 5 mesi, il primo mese le hanno tolto il telefono. Ha iniziato ad avere dei problemi al cuore, degli attacchi di panico. Aveva il battito irregolare. Stava cominciando ad andare male anche a scuola”.

In questo periodo la ragazza con la collaborazione di un’amica e di una sua insegnante ha cominciato a scrivere un diario di memorie, che ogni giorno consegnava alla docente, per il timore che le fosse strappato in istituto.

“Mi sono fatto l’idea che il sistema voglia, per vari motivi, anche economici, strappare i figli alle famiglie. Io pagavo 250 euro al mese all’istituto. Un giorno mia figlia mi diede un disegno e sotto c’era scritto: Papà perché non mi vieni a trovare? Ma erano loro a non permettermi di vederla. Hanno tentato di resettare qualsiasi nostro rapporto per ricostruire il rapporto con la madre. In quei 5 mesi ha anche scoperto la droga leggera con altri ragazzi dell’istituto. E menomale che dovevano proteggerla”.

La ragazza ha vissuto 5 mesi nel 2019 in istituto, ora è fuori, ma la curatrice mantiene in piedi la pista della conflittualità genitoriale. “La curatrice ci ha imposto di andare da uno psicologo, mentre la madre ha sempre detto di fare un percorso psicologico nel centro antiviolenza. Noi siamo affidati ad una psicologa dell’istituto, confinando così in quelle mura le nostre vite. La mia ex moglie ha scritto delle violenze subite dal padre e dai fratelli. Sarebbe bastato farla seguire invece di innescare questo percorso. La curatrice oggi ha chiesto di togliermi la potestà genitoriale. Vuole diventare lei tutrice della minore, perché sostiene che tra di noi ci sia la conflittualità. Mi ha scritto anche una PEC: voi siete conflittuali e non volete il bene di vostra figlia. Ma mia figlia è stata più accorta di noi, ha depositato le sue memorie sia in Polizia all’Ufficio Minori, sia in Tribunale. Vorrei oggi che si aprisse una inchiesta. È una denuncia da padre, non posso vivere con questa pena. Mia figlia sta soffrendo. In questo momento siamo in attesa. Stiamo aspettando che ci si pronunci. In quanto genitore, mi faccio portatore degli intenti e interessi di mia figlia, poiché, proprio a causa della sordità mostratale, ha dovuto subire l’alienazione ingiustificata presso un Istituto Sociale, e le successive dimissioni, a seguito di 5 mesi di defezione, per insussistenza di progettualità e incompetenze di Istituzioni e professionisti preposti. Unico effetto sortito, lo sconvolgimento di vite normali”.

Il padre ha dunque denunciato “le incompetenze e le incapacità di quelle figure professionali preposte alla tutela dei diritti dei minori e/o dei più deboli che, con il loro pessimo e superficiale operato, hanno portato al deferimento di una ragazza di quattordici anni”. Stigmatizza nella sua denuncia “lo scollamento, la disomogeneità di ruolo, la scarsa chiarezza delle funzioni, l’assoluta indifferenza e mancanza di professionalità rispetto le competenze richieste tra le figure atte a tutelare l’interesse della minore, tutte quelle figure, sia fisiche che giuridiche, per le quali si potranno ravvedere i seguenti reati perseguibili penalmente legati a: Rifiuto di atti d’ufficio e omissione, abuso d’ufficio Art.328 cpp e Art.323 cpp; Omessa denuncia da parte di un pubblico ufficiale e incaricati di un pubblico servizio Art.331 cpp; Rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio Art.326 cpp; Responsabilità penale per omissione o ritardo nel compimento di atti d’ufficio Art.328 cpp; Conflitto di interessi e abuso di potere Art.323 cpp e Art.289 cpp, Reato di patrocinio o consulenza infedele Art.380 cpp; Reato di maltrattamento e di abbandono Art.572 cpp e Art.591 cpp, Reati per violenza fisica e psicologica Art.582 cpp e Art.572 cpp, Concussione Art.317 cpp e condotte dolose o colpose che causano danni ai pazienti Art.590 cpp insieme alla violazione dei Codici Deontologici Professionali”.

Tags: BibbianoCavFoggiaServizi Sociali
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