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Home » La criminalità foggiana sul “The Guardian”. Dal fallimento di Cutolo ai nuovi clan, l’ascesa della “Quinta Mafia” d’Italia

La criminalità foggiana sul “The Guardian”. Dal fallimento di Cutolo ai nuovi clan, l’ascesa della “Quinta Mafia” d’Italia

Di Redazione
21 Maggio 2020
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

“Nella criminalità pugliese emerge la ‘quinta’ mafia italiana”. Questo il titolo del “The Guardian”, prestigioso quotidiano britannico che ha dedicato un approfondimento al mondo della malavita foggiana.

Nell’articolo si parte dall’attentato del primo aprile al centro diurno per anziani, “Il Sorriso di Stefano” di Foggia, saltato in aria due volte nel giro di pochi mesi. Qualche settimana fa è stato arrestato il presunto bombarolo, un uomo indicato da un pentito come persona a disposizione dei clan.

“L’incidente, in cui fortunatamente nessuno è rimasto ferito, non è stata una sorpresa per il proprietario della casa di cura, Luca Vigilante – si legge -. Il manager, infatti, aveva recentemente completato le riparazioni a seguito di un altro attentato dinamitardo risalente al gennaio precedente”. Il giornalista ricorda inoltre la bomba sotto l’auto di Cristian Vigilante, colpita all’inizio del 2020. “I due – continua il The Guardian – sono testimoni chiave in due processi che coinvolgono un’organizzazione criminale che le autorità ritengono sia la ‘quinta mafia’ italiana”. In realtà, gli inquirenti locali indicano la mafia foggiana come Quarta Mafia, invece, come fa ben notare il quotidiano britannico, la criminalità di Capitanata nasce dopo “Cosa Nostra in Sicilia, la ‘Ndrangheta in Calabria, la Camorra a Napoli e la Sacra Corona Unita nel Sud della Puglia”. La mafia foggiana viene anche identificata come “un’organizzazione criminale emergente pugliese”.

Il quotidiano riporta le parole del procuratore, Ludovico Vaccaro: “La mafia foggiana è relativamente giovane. I clan che compongono questa organizzazione sono stati incorporati in questo territorio per almeno 30 anni. Non possiamo paragonarli ai gruppi storici mafiosi italiani come Cosa Nostra e ’Ndrangheta, ma è una mafia caratterizzata da un alto grado di aggressività e violenza. È quella che chiamo una mafia primitiva, che nutre i maiali con i cadaveri per non lasciare traccia. Una mafia non raffinata nelle sue azioni, e per questo motivo pericolosa”.

Il piano fallito di Cutolo

La mafia nella provincia di Foggia emerse alla fine degli anni ’70, quando il fondatore della Nuova Camorra Organizzata, Raffaele Cutolo, incontrò una delegazione di criminali locali in Puglia con l’obiettivo di “assumerli” ed estendere la sua influenza nel contrabbando di sigarette con i Balcani.
“Il piano di Cutolo fallì poco dopo”, ha detto Giuseppe Volpe, procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Bari. “Ne conseguì una lotta interna da cui un clan criminale autonomo emerse vittorioso e gradualmente iniziò a infiltrarsi in altre aree della Puglia”.

Anche Volpe concorda sul termine “Quinta Mafia”. “I media nazionali, ignari di una mafia indipendente nella provincia di Foggia, hanno erroneamente riportato gli attacchi come opera della Sacra Corona Unita, la cosiddetta quarta mafia. Ma non è stato così. Stiamo assistendo a quella che dovrebbe essere definita una quinta mafia, indipendente dalla Sacra Corona Unita“.

I gruppi criminali

Almeno tre sottogruppi criminali operano nell’area intorno a Foggia. Oltre alla Società Foggiana, che beneficia di estorsioni e spaccio di droga, ci sono i clan di Cerignola, noti per furti di auto, assalti ai blindati e contrabbando di cocaina, e i gruppi attivi sul Gargano, i cui capi trafficano stupefacenti dai Balcani. Il The Guardian non cita San Severo, città dove la forza dei clan del territorio sarebbe cresciuta a dismisura.

Nel corso degli anni i pubblici ministeri – continua la testata inglese – si sono resi conto che avevano a che fare con una vera mafia, ma le autorità di Roma hanno continuato a sottovalutare la mafia dimenticata di Foggia come organizzazione di “B-list”.

Gli investigatori affermano che la recente ondata di autobombe e attacchi incendiari contro imprenditori che si rifiutano di pagare i soldi per la protezione indicherebbe alcune difficoltà da parte dei nuovi gruppi. “Hanno bisogno di contanti”, ha detto Volpe. “Hanno bisogno di riempire le loro casse e per farlo devono spaventare le persone”.

Le vittime e la manifestazione antimafia

“Sarei un bugiardo se ti dicessi che non ho paura”, ha detto Luca Vigilante. “E so che la mia vita è cambiata e che sarà difficile tornare a una vita normale. Ma non possiamo arrenderci. Non devono vincere”.

Lui e suo fratello – continua l’articolo – sono sotto la protezione della polizia dopo aver riferito che due presunti mafiosi avevano tentato di estorcere denaro da loro. I Vigilante sono tra i pochi uomini d’affari che si sono ribellati alle richieste di protezione a Foggia. I pubblici ministeri affermano che fino a pochi anni fa oltre l’80% dei negozianti pagava.

Una settimana prima del secondo attacco ai fratelli, Daniela Marcone dell’associazione antimafia Libera organizzò una manifestazione per le strade di Foggia. Tale fervore antimafia non si era più visto dall’assassinio di membri di alto profilo dello stato italiano negli anni ’90. Hanno partecipato circa 20.000 persone.

“Abbiamo dovuto mostrare alla gente che non erano soli”, ha detto Marcone. “Abbiamo dovuto mostrare loro che le persone oneste di Foggia sono dalla parte della comunità imprenditoriale”.

Suo padre, Francesco Marcone, fu ucciso nella tromba delle scale del suo condominio nel 1995. Era il direttore dell’agenzia fiscale pubblica e aveva denunciato la corruzione e l’evasione fiscale per mesi. “Per le autorità e per la gente comune, sembrava impensabile che la mafia esistesse a Foggia ”. L’omicidio di Francesco Marcone, come molti altri, è ancora irrisolto.

“Territorio abbandonato e dimenticato”

Si ritiene che la mafia locale abbia ucciso 360 persone nella sola area del Gargano e l’80% degli omicidi non ha mai portato all’arresto dei responsabili. Inoltre, nel 2013 il governo ha deciso di rimuovere otto distretti giudiziari tra tribunali e procure della provincia di Foggia. La riduzione del numero di pubblici ministeri e giudici ha comportato processi che si protraggono per anni.

“Lo stato non è molto presente in quest’area, che sembra abbandonata e dimenticata“, ha detto Vaccaro. “Se vogliamo combattere la mafia foggiana, dobbiamo convincere le persone che lo stato è dalla loro parte, che è vicino e pronto a sostenerle. Ci sono voluti 30 anni per renderci conto che abbiamo a che fare con un gruppo mafioso serio. Non ci vorranno altri 30 anni per sconfiggerlo”. (In alto, gli agguati a Giosuè Rizzi e Roberto Sinesi; a destra, il camorrista Cutolo)

Tags: CutoloFoggiamafiaThe Guardian
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