Condannati Sinesi e i suoi sodali. In Appello confermate le pene inflitte in primo grado per il racket dei parcheggi al conservificio di pomodori Princes (processo “Saturno”, in alto il video dell’operazione del 2016). Gli uomini del boss, capo della batteria Sinesi-Francavilla, alias “lo zio”, avrebbero imposto il pizzo ai camionisti, 50 euro a testa per posteggiare il veicolo e consegnare il pomodoro senza subire ritorsioni.
A Sinesi confermati i 12 anni (l’uomo è già al 41 bis a Rebibbia), in quanto ritenuto mandante. 10 anni per Cosimo Giardiello e Luigi Speranza, 8 per Raffaele La Tegola. Luciano Cupo optò per il rito abbreviato e fu condannato in via definitiva a 4 anni per estorsione e spaccio. Previsto il ricorso in Cassazione da parte degli avvocati difensori.

Già la sentenza di primo grado, come detto, accolse i pareri dell’accusa che per Sinesi aveva chiesto proprio 12 anni – con aggravante della mafiosità. Nelle carte dell’inchiesta – sulle quali ha fatto leva il pm della DDA, Giuseppe Maralfa -, le intercettazioni ambientali che avrebbero confermato l’esistenza del pagamento di un pizzo per posteggiare i tir all’esterno della Princes. “Una semplice guardiania” secondo la difesa. Abusiva, certo, ma organizzata dagli stessi camionisti decisi ad assumere qualcuno che sorvegliasse i mezzi. Dalle presunte vittime nessun sostegno agli inquirenti, nonostante le discordanze emerse e le intercettazioni in possesso degli investigatori. Un processo che per i giudici è stato caratterizzato da paura e omertà.
Anche per Giardiello, 45enne titolare di un’azienda di trasporti che avrebbe spinto i colleghi a pagare la protezione del clan, l’accusa ha visto confermata la richiesta a 10 anni di carcere. Stesso dicasi di Speranza. Per La Tegola, invece, la richiesta iniziale fu di 4 anni e 8 mesi ma il giudice ha optato per una pena più severa.
“Gli autotrasportatori si trovavano davanti a un gruppo criminale altamente terribile – riporta la Gazzetta del Mezzogiorno pubblicando stralci delle motivazioni -; il grado d’oppressione patita si coglie nell’intercettazione ambientale in cui una vittima diceva che ‘manco a Napoli succedono queste cose’. Sul territorio di Foggia si è mosso un gruppo, con Roberto Sinesi che stava riorganizzando le fila dell’organizzazione mafiosa da lui condotta, che operava con metodi puramente mafiosi, risolvendo i problemi per i camionisti che pagavano le somme pretese. Né il pizzo di 50 euro al mese per ogni camion che posteggiava deve apparire irrisorio – riporta ancora la testata -, perché è evidente che il programma criminoso fosse finalizzato a estendere l’imposizione a quanti più autotrasportatori possibili, una volta avviato il regime estorsivo: moltiplicando l’importo dovuto mensilmente dal singolo autotrasportatore per il numero di veicoli in sosta davanti al conservificio in attesa di scaricare il pomodoro, affiora un bersaglio economico tutt’altro che trascurabile”.