Una accusa pesantissima da oltre dieci anni di galera, per maltrattamenti in famiglia aggravati, molteplici denunce a suo carico corredate da referti medici e relazioni dei carabinieri, diversi interventi di forze di polizia e mezzi del 118, l’impiego energico e consistente di militari per fronteggiare lo stato dei fatti di frequenti aggressioni fisiche. E poi ancora, fuga dalla finestra dell’abitazione, l’urgente applicazione di una onerosa misura cautelare volta a interrompere e tutelare le persone offese, madre, sorella, fratello, nonna e zia. Tutto contro A.R., 26enne agricoltore di Mattinata che nonostante la sua giovane età sarebbe stato dipinto come un orco capace di generare brutalità e nefandezze.
Ad incolparlo, gli stessi parenti oltre ad altri stretti congiunti i quali non si sarebbero risparmiati su nulla, esponendo condotte dell’indagato definite: prevaricatrici, umilianti, aggressive, sia sul piano verbale che fisico, ripetute abitualmente dal 2010 ad oggi “…il che comportava l’insaturazione nelle mura domestiche di un clima di umiliazione e sofferenza fisica e morale ai danni dei propri conviventi, come riferito dagli stessi e dalle persone informate sui fatti escusse, nonché evincibile dal sofferto abbandono dell’abitazione familiare cui sono stati progressivamente indotti”.
In un quadro così traumatico e triviale ai più, sarebbe apparso arduo per l’incriminato venirne accapo da solo e senza alcun elemento suscettibile di essere valutato in suo favore. “E invece, passo dopo passo, leggendo e rileggendo le carte procedimentali, è emersa una distonia di fondo da togliere il sonno, una nota stonata in una composizione all’apparenza poderosa. Poi i manifesti riscontri, cercati con un’indagine difensiva senza soluzione di continuità e, direi, per certi versi disperata e disparata, e i primi risultati. Infine, un architrave accusatorio frantumatosi sotto i colpi di prove irrefragabili e soprattutto scientifiche”, così il difensore, l’avvocato Pierpaolo Fischetti che chiede riserbo sulla vicenda processuale, perché ancora in essere. “Ma certamente, il tutto ora a favore del mio assistito che in un attimo si è ritrovato da solo, nell’accezione più radicale di tale lemma, ma mai perso anche perché è compito di ogni avvocato sostenere il proprio assistito fino in fondo, fino alla verità”.
