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Home » “Ripartire al più presto in presenza con la didattica duale”. Il rettore Limone spiega l’organizzazione post Covid dell’Unifg. “Non temo un calo di iscrizioni”

“Ripartire al più presto in presenza con la didattica duale”. Il rettore Limone spiega l’organizzazione post Covid dell’Unifg. “Non temo un calo di iscrizioni”

Di Antonella Soccio
19 Luglio 2020
in Cultura&Società
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ciao ciao: "" -

“Il nostro obiettivo è di ripartire al più presto con le attività ordinarie, riprendere le lezioni in presenza col rispetto dei vincoli del distanziamento fisico per garantire la sicurezza a tutti gli studenti e agli operatori accademici”. Non ha dubbi il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Foggia Pierpaolo Limone, la fase post Covid è già partita all’Unifg.

Lo abbiamo intervistato.

Rettore Limone, come si sta organizzando l’Ateneo per ridurre al minimo i rischi Covid? Come ripartirete?

Avremo una attenzione particolare per gli studenti che si iscrivono al primo anno, per le nostre matricole organizzeremo degli eventi di accoglienza, orientamento e di alfabetizzazione per il primo incontro con l’Università e le procedure accademiche. Per i laboratori/tirocini dovrebbero riprendere tutti in presenza, per adesso abbiamo svolto attività in presenza soltanto per i laboratori di ricerca, che non si possono interrompere ovviamente perché hanno scadenze ed urgenze. I colleghi di area medica hanno operato a pieno regime, quindi il resto dell’Ateneo ha operato e continua a lavorare in telelavoro perché sono le disposizioni nazionali. Tutto dipenderà dai dati epidemiologici, noi abbiamo un regime di autonomia ma all’interno della normativa nazionale e dalle indicazioni dei ministeri. Allo stato attuale l’indicazione che noi abbiamo è di aprire in autunno tutte le attività. Cercheremo di fare così, se ci saranno delle difficoltà per alcuni corsi di studio in termini di capienza delle aule, per gli anni successivi al primo attiveremo una didattica diversa.

Quali sono i plessi più critici? Il Polo umanistico?

In tutti i dipartimenti potrebbero esistere delle criticità, perché dipende dalla numerosità dei corsi, nessuno ha le indicazioni su quale debba essere il rapporto da utilizzare per calcolare la capienza delle aule. Non sappiamo se possiamo utilizzare un terzo della capienza o la metà: è chiaro che le aule vanno riorganizzate per orari. L’orientamento di massima è di avere una attenzione prevalentemente in presenza per gli studenti dei primi anni, mentre ci saranno i corsi a distanza per gli anni successivi. Specifico che anche quando facciamo la didattica in presenza per il prossimo anno c’è un orientamento della Conferenza dei Rettori che va verso la didattica che viene definita duale: contemporaneamente mentre c’è la didattica erogata in presenza trasmetteremo in streaming in diretta e poi registrati e disponibili sulla nostra piattaforma i contenuti delle lezioni svolte dai docenti.

Questa è una innovazione che può essere trattenuta anche quando la pandemia finirà?

Francamente mi auguro di no, perché dal punto di vista didattico non è un processo che garantisce la qualità dell’insegnamento. Quando si progetta un intervento didattico lo si progetta per un medium, un interlocutore, un ambiente, un setting. Quindi se progetto un insegnamento per un’aula da 100 o 50 persone, poi non lo posso registrare e trasmettere a distanza, perché il contenuto è articolato attraverso un obiettivo di comunicazione che passa per un mezzo specifico, che è la parola detta. Se invece l’obiettivo didattico è di lavorare sull’e-learning la progettazione della lezione è diversa. In emergenza adesso ci sono tutte le cautele di tipo formativo.

Però potrebbero sussistere dei motivi validi per proseguire, alcuni studenti potrebbero ritrovarsi ad essere dei quarantenati e non poter seguire…

Adesso è necessario e stiamo facendo degli investimenti importanti sulle attrezzature perché stiamo dotando le aule di tutte le strumentazioni per registrare e per mandare in live streaming, stiamo dotando tutte le aule delle tecnologie giuste. Quello che ci rimarrà dopo la pandemia in termini di innovazione non sarà la modalità duale, ma sarà la modalità blended: i corsi si articoleranno prevalentemente in presenza ma con alcuni contenuti, che potranno essere fatti a distanza. Ma sempre o una o l’altra cosa. Una lezione o è progettata in presenza o a distanza. In questa fase emergenziale si lavora con quello che si ha.

Come hanno risposto i docenti a questa innovazione così straordinaria e così veloce?

Hanno risposto bene, c’è stata una grande generosità da parte dell’intera comunità perché hanno tutti compreso che bisognava rimboccarsi le maniche e fare qualcosa di straordinario, di diverso dal solito. C’è stata una grande disponibilità da parte di tutti che ci poteva essere qualche disagio, ci si trovava a sperimentare cose nuove, ma era necessario per permettere una continuità della formazione che altrimenti sarebbe venuta meno. La priorità è stata mantenere i corsi seppure con metodi e strumenti che non erano abituali. C’è stato un gradimento e una soddisfazione da parte di tutta la comunità accademica.

Ritiene che l’emergenza epidemica possa favorire il rafforzamento dei dipartimenti dell’area medica? Stanno nascendo in Italia anche nuovi corsi universitari, come l’infermiere casalingo e di comunità. Ci sono figure nuove che sono emerse col Covid.

Io temo sempre che le innovazioni che nascono sulla spinta dell’emergenza siano destinate a durare poco, l’Università sta procedendo alla istituzione progressiva di nuovi corsi di studi, anche nell’ambito medico, stiamo immaginando per il 2021 l’istituzione di un corso di lauree in scienze infermieristiche magistrale, perché noi abbiamo quelle triennali, ma non la magistrale. Stiamo immaginando un corso in Psicologia, che manca nella nostra offerta e il territorio si è dimostrato molto sensibile.

La figura della psicologo potrebbe avere una nuova crescita nei prossimi anni?

Sicuramente, c’è tutto il tema dello psicologo di base o di quello scolastico, figure nuove che stanno emergendo e per le quali c’è una fortissima richiesta abbiamo avuto una interlocuzione con l’Ordine degli Psicologi, ci sono proposte e ci sono diverse idee sul campo. La valutazione sui nuovi corsi si fa in genere si fa in autunno, tra settembre e novembre avremo definito le proposte.

Sicuramente progetteremo degli investimenti in area medica per migliorare la qualità della formazione attraverso investimenti mirati alla creazione di laboratori di eccellenze per le attività di eccellenza e di nuove aule per plessi dell’attività didattica, che saranno costruiti ex novo nell’area del Policlinico.

Mentre invece avete già acquisito l’immobile della Asp del Conventino, non è così?

Stiamo concludendo, non è ancora sottoscritto, c’è un protocollo d’intesa, adesso tecnicamente deve essere trasformato in comodato d’uso, ci permetterebbe di fare una proposta al Ministero per la ristrutturazione dell’edificio, che è molto bello e funzionale e darebbe respiro al centro storico. Lì realizzeremo uno studentato e un asilo. Strutture di grande pregio, che rivitalizzerebbero il centro.

Teme che la pandemia possa far calare drasticamente le iscrizioni?

Le iscrizioni si aprono nella seconda metà di luglio e stiamo facendo di tutto per intervenire con la comunicazione per far conoscere la nostra offerta formativa. Continuo ad essere fiducioso: nonostante le difficoltà l’Università è come istituzione la principale leva per l’investimento nel futuro dei giovani. Questa pandemia non può trasformarsi in una emergenza educativa. Il Ministro ha parlato di un calo di immatricolazioni tra il 10% e il 20%, ma sono convinto che non avverrà, a me dispiacerebbe che venisse meno il diritto allo studio perché ci sono studenti che non hanno risorse. Intanto la Regione Puglia ha finanzierà le borse di studio per il 100% degli aventi diritto, in più c’è una misura che paga la tassa d’iscrizione a tutti quegli studenti che rientrano da altre università del Nord, c’è un accompagnamento per loro.

Quanto è cresciuta la ricerca medica, i docenti stanno molto lavorando sul Covid sul tema del contagio indoor e non solo, vero?

I colleghi di Agraria e di Medicina stanno lavorando anche realizzando ricerche attinenti al tema del Covid, l’area dei chimici e degli infettivologi dei pneumologi stanno ponendo molte attività in campo.

Lei aveva cominciato il suo mandato rettorale con una forte apertura all’esterno, alle imprese, alle organizzazioni di categoria, alla società civile con il format Università è territorio. Quali dinamiche si sono interrotte col lockdown?

In realtà stiamo continuando, il 22 luglio abbiamo un incontro in camera di commercio per presentare un accompagnamento speciale, in cui l’Università si propone come interfaccia per aiutare le imprese, per attività di formazione e di progettazione di bandi. Ci sono una serie di iniziative che stiamo facendo per proporci come interfaccia per l’innovazione: la missione da portare avanti è quella di dare una mano per uno sviluppo delle nostre imprese, per ricerca scientifica in prototipi e per partecipare ai bandi. Il nodo operativo è il Grant Office, uno spazio che consente di traguardare tematiche di ricerca ed obiettivi di sviluppo sui quali, in un periodo medio e lungo, possono attivarsi importanti linee di finanziamento da intercettare. Ci sono diverse imprese che hanno già partecipato ad alcuni bandi e che ci hanno chiesto un ausilio concreto.

Tags: Piepaolo LimoneUnifg
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