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Home » Vendetta di mafia foggiana, ribaltone nel processo “Chorus”: assolti Bruno&co dalle accuse di tentato omicidio. Condanne per reati minori

Vendetta di mafia foggiana, ribaltone nel processo “Chorus”: assolti Bruno&co dalle accuse di tentato omicidio. Condanne per reati minori

Di Redazione
24 Luglio 2020
in Cronaca
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Ribaltone in appello nel processo “Chorus” su una presunta vendetta di mafia tra batterie della Società Foggiana. Cadute le accuse di tentato omicidio per il 41enne Gianfranco Bruno, alias “il primitivo”, Antonio Bruno 23enne figlio di Rodolfo (nel riquadro in alto), Carmine Antonio Piscitelli, 38 anni e Giuseppe Ricco, 56enne di Margherita di Savoia.

In primo grado, i quattro imputati erano stati condannati e complessivi 68 anni di carcere per tre tentativi di omicidio, armi e ricettazione di auto, tutti reati aggravati dalla mafiosità. Secondo la DDA, Bruno e soci volevano vendicare l’agguato mortale del novembre 2018 ai danni di Rodolfo Bruno, uno dei vertici della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Per questo avrebbero avrebbero provato ad uccidere i fratelli Gioacchino e Antonio Frascolla e il loro amico Mario Clemente, ritenuti gravitanti nella batteria rivale dei Sinesi-Francavilla.

Gianfranco Bruno, cognato di Rodolfo, è stato condannato in appello a 6 anni per armi ed assolto dalle accuse di tentato omicidio e ricettazione. In primo grado gli erano stati inflitti 20 anni. Pene ancor minori per gli altri imputati: 5 anni ad Antonio Bruno per armi e ricettazione d’auto, in primo grado gli furono inflitti 14 anni; 5 anni anche per Ricco, sempre per possesso di armi (20 anni in primo grado); infine, 2 anni e 8 mesi a Carmine Antonio Piscitelli (14 anni in primo grado) al quale è stata riconosciuta l’attenuante del concorso anomalo.

È dunque caduta l’accusa più pesante, quella relativa a tre presunte vendette di mafia organizzate nel gennaio 2019. Fatti per i quali il pg aveva chiesto di confermare le stesse pene anche in appello. Per i legali difensori, invece, i piani di vendetta svelati nelle intercettazioni dell’inchiesta Chorus rimasero campati in aria, semplici conversazioni e nulla più.

Per i tentati omicidi del 16 e 23 gennaio al Cep il giudice ha stabilito che “il fatto non sussiste”. Per il terzo, quello della mattina del 26 gennaio quando Ricco, stando all’accusa, bussò alla porta dei rivali senza ottenere alcuna risposta, non si può procedere “per non aver commesso il fatto perché non punibile”. Motivazione della sentenza tra 90 giorni.

Tags: ChorusMafia foggiana
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