Circa 300 manifestanti dinanzi al Comune di Foggia. Una protesta pacifica al grido “Foggia non si Lega”, “Foggia non si vende”. Cartelli in bella mostra per dire che la città è nelle mani dei suoi cittadini e non dei salviniani, come ha detto il sindaco Landella domenica scorsa nel giorno del suo passaggio tra i leghisti. Il primo cittadino ha poi fatto dietrofront rispetto a quelle affermazioni ma quando ormai era troppo tardi. “Vogliamo riscattarci e non abbandonarci al burattinaio di turno – ha detto a l’Immediato il giovane Gabriele Cela, una delle anime della protesta -. Non è una manifestazione incentrata solo sulle ultime ‘azioni’ del nostro sindaco ma anche per i sei anni di incuria in cui versano le nostre periferie. L’azione di domenica scorsa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Tra la folla, i consiglieri comunali dell’opposizione Pippo Cavaliere e Giuseppe Fatigato. Con loro anche il parlamentare manfredoniano, Michele Bordo, l’assessore regionale, Raffaele Piemontese, il docente universitario Marco Barbieri, l’ex sindaco Gianni Mongelli e, soprattutto, numerosi giovani.
Alla protesta presenti gli studenti e le studentesse di Link e Unione degli Studenti Foggia che hanno promosso la manifestazione insieme alle forze politiche e sociali del territorio.
“Caro sindaco, oggi ha visto dinanzi il comune tutte quelle persone che ama definire “sobillatori rivoluzionari” e che forse ha scoperto essere persone disperate che portano in cuore il frutto di anni di contraddizioni e errori gravati sulla nostra pelle”, dichiarano Michele Cera e Jacopo lo Russo di Link e Unione degli Studenti Foggia.
“C’è un’intera generazione di giovani, gli stessi che hanno popolato questa grande piazza, che abbandonano la nostra città perché l’amministrazione comunale da anni non riesce a dare loro una prospettiva di futuro. Quanto questa città si sta impegnando per far rimanere i propri ragazzi? La cittadinanza ha bisogno di welfare e di servizi, a partire dai trasporti pubblici, dagli spazi di aggregazione e tutti gli strumenti di democrazia e partecipazione che dovrebbero essere un diritto per gli studenti della nostra città, ma che passano, giorno dopo giorno sempre più in sordina”, continuano gli studenti.
“Tantissimi ragazzi abbandonano l’istruzione ogni anno perché messi in crisi dalla povertà refrattaria che attanaglia le famiglie più in difficoltà della nostra città, proprio quelle che dovrebbero vedere l’istruzione come uno strumento di emancipazione e crescita e che vengono completamente abbandonate. Caro sindaco a noi non interessano i suoi giochi di palazzo ma ci interessa qualcosa di più importante: un progetto organico e chiaro per la crescita e lo sviluppo della nostra città. Occorre un progetto chiaro di sviluppo: nella nostra città di deve parlare di istruzione, di prospettive lavorative, di ambiente, di un’idea di sviluppo, per costruire una reale partecipazione democratica. Il momento di farlo è ora“. concludono Cera e Lorusso.