“6 ottobre 2018, 6 ottobre 2020. L’inizio del nostro incubo, quella maledetta telefonata che nessuno vorrebbe ricevere. Corsa in ospedale, le lacrime che scendevano sul nostro viso e la speranza che non fosse vero. Perché una serata di divertimento non si può trasformare in una violenza gratuita per ‘futili motivi’, da mandarti in coma per 7 mesi. Da allora tutto è finito per te e per noi che sopravviviamo a te. Ma non ci fermeremo mai perché l’unica cosa che possiamo fare per te e chiedere giustizia”. È uno dei post comparsi sulla pagina Facebook, “Giustizia per Donato”.
Due anni fa la brutale aggressione nella discoteca “Le stelle” di Foggia. Vittima il giovane cerignolano, ucciso di botte da due coetanei, entrambi foggiani. Il giovane morì a maggio del 2019, dopo 7 mesi di battaglia in ospedale. In queste ore la pagina social, sempre attiva nel ricordare il ragazzo, è tornata a riempirsi di messaggi, foto e ricordi di Donato. È stato pubblicato anche il paginone della rivista “Giallo”, pubblicato a giugno scorso con un’intervista a papà Giuseppe. Nelle immagini, anche i volti dei due aggressori, Michele Verderosa e Francesco Stallone. Per loro, al momento, solo l’obbligo di firma. Sono accusati di omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi. Hanno entrambi 26 anni. Il caso di Donato è tornato alla ribalta in queste settimane, soprattutto in seguito alla morte di Willy, pestato a sangue a Colleferro.

Questo uno dei messaggi più toccanti comparsi sul web. Ciao, mi chiamo Donato e ho 26 anni, o meglio avevo. Due anni fa sono andato a ballare, dopo una settimana di lavoro… pensa, avevo la camicia nuova quella sera e il giubbotto di pelle come sicuramente hai anche tu. Solo che sulla mia strada ho incontrato due “persone” che quella sera hanno deciso di porre fine alla mia vita, ai miei sogni. Sono diventato il loro saccone da boxe eppure sono certo che ero un ragazzo come loro. Lavoravo, tifavo juve, mi piacevano i viaggi e la musica, come a te, come a loro. Ho combattuto 7 mesi e con me la mia famiglia, fino a quando non ho avuto più forze per aggrapparmi a quel filo di vita che mi rimaneva. Mi manca tanto la mia famiglia, li vedo sopravvivere ogni giorno, mi mancano i miei sogni, la persona che ero e che potevo diventare. Ma ormai è troppo tardi. Chi mi ha fatto tutto questo è ancora libero e per questo la mia famiglia non si da pace. Nessuno mi porterà indietro ma ho solo un ultimo desiderio e tu mi puoi aiutare. Vorrei che fosse fatta chiarezza su quella notte e giustizia affinché le persone che amo possano trovare un po’ di pace. Se ti riconosci nella mia storia, se mi hai incontrato anche solo per breve tempo o se semplicemente anche tu sei un ragazzo come me con la camicia bianca e il giubbotto di pelle, condividi la pagina creata per me #giustiziaperdonato e grida per me Giustizia”.
