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Un lungo racconto della sua esperienza con il Covid-19. Lo ha fornito, sui social, Mimmo Farina, avvocato cerignolano e politico, già consigliere provinciale. Insomma, un volto noto di Capitanata. Nella sua ricostruzione emerge tutta la paura per il virus, il timore di aver contagiato i propri cari. C’è poi la storia dei “tamponi rapidi”, secondo Farina “per nulla affidabili”. Ecco il racconto.
Avevo detto che avrei scritto, in molti mi chiedono di sapere per confrontare le proprie esperienze, alla ricerca di conferme.Eccomi.Iniziamo dalla fine: come sapete ho avuto l’esito ufficiale del tampone: sono positivo al covid19.Quindici giorni fa ero fuori con Mariella per il weekend, complice un fine settimana praticamente estivo.Tutto tranquillo, nessuna imprudenza, mascherina, distanziamento, gel e quant’altro.Tutto bene, solo un banalissimo mal di testa, leggero sì, ma insistente.La notte ho freddo, nonostante non faccia freddo.Passa il sabato, fra freddo e mal di testa, ma senza febbre.Domenica mattina, come di consueto, ripartiamo per pranzare con i ragazzi.Ho mal di testa, e sono tre giorni, ma è leggero, non prendo nulla, si sa un mal di testa è cosa comune e anche abbastanza stupida.Stanchezza? Stress? Boh, passerà.Il giorno dopo al lavoro, due linee di febbre, ma proprio due, anche il martedì le linee di febbre sono due.Anche questa è una sciocchezza, ma le notizie sulla seconda ondata, quello che sta accadendo nei tribunali che frequento, i contagi che salgono, cominciano a crearmi ansia.Ho sempre cercato di vivere velocemente la mia vita e, allora, velocemente decido di fare un tampone.Ho moglie e figli, ma soprattutto una mamma anziana, che di questi tempi sta affrontando un brutto periodo, vado da lei tutti i pomeriggi, dunque, penso, potrei averla contagiata nell’ipotesi fossi positivo.Comincia la paura, no ho paura per i miei familiari e per me.Faccio il tampone rapido, lo faccio mercoledì, negativo.E ora?E ora è a posto, curati un po’ questi sintomi para influenzali e via, dice il medico.Quindi posso andare a lavorare?Puoi fare quello che vuoi, sei negativo, riguardati e non far aggravare l’influenza.Solo qualche giorno dopo avrei letto che i tamponi rapidi non sono per nulla affidabili.Vado in studio, lo stesso faccio giovedì e venerdì mattina, ci vado per preparare una causa delicata che sarà chiamata alle 14.30 dello stesso venerdì.Torno a casa, pranziamo prima del solito per poter partire in orario, finisco, prendo il caffè, mi siedo un attimo sul divano.Non mi sento bene, non credo di poter passare il pomeriggio in queste condizioni in un’aula di tribunale, non credo di essere in grado di poter celebrare un processo.Velocemente decido, non vado, e chiedo a mio figlio di sostituirmi, si avvia, ci terremo in contatto telefonico.Lui è al lavoro al posto mio, io sul divano, comincia ad alzarsi la febbre, il mal di testa non è più leggero e sopportabile, ma intenso e fastidioso, comincia la tosse, dolori alle spalle e al torace e comincia un sintomo covid non molto dichiarato: la paura, la mia e quella della mia famiglia. È inutile fare i forti, suvvia la paura la provano tutti, poi c’è chi non lo dice e chi, invece, non ha problemi a parlarne.Il giorno dopo è peggio, il medico mi dice che non è niente, un po’ di tachipirina e va tutto a posto.Ma a posto non va proprio nulla, sale la febbre, 37,5, 38, 38,5, 39, la tachipirina non serve a niente, aumenta la tosse, i dolori, il mal di testa e … la paura.L’ossigeno è buono, sì, ma se si abbassa mi portano in ospedale e non vedo i miei familiari, dovrei essere ammalato in cura lontano dai miei affetti.Ma ci rendiamo conto? Devo tenere duro, ma non so se ce la farò, sto troppo male.Ogni giorno le cose peggiorano con una violenza inaudita e insopportabile.Richiamo il medico, aggiungiamo alla tachipirina un po’ di cortisone e un antibiotico.Eseguo, ma mi sembra una cosa stupida.Io, e non sto scherzando, mi sento di morire, che ci faccio con 2 mg di cortisone, i gargarismi?La voce si abbassa, la tosse è fuori controllo, la febbre non scende più, i dolori è meglio non parlarne, la testa mi scoppia, voglio gettare la spugna, non ce la faccio più.Ma tu sei forte, mi dicono tutti, hai sempre fatto battaglie, in tribunale, in politica, sei un leone, non puoi cedere, lo devi ai tuoi oltre che a te.Sì, ma io sono stanco di essere forte, sono un uomo normale, con le sue paure, le sue sensazioni, i suoi sentimenti.Sì, non voglio essere più forte, voglio essere debole e dire al virus ok, sei più forte di me, non riesco a combatterti, di fatto sto gettando la spugna, non mi interessa niente, voglio solo stare tranquillo e non pensare, poi sarà quel che sarà.Mia moglie richiama il medico, gli chiede se può venire a visitarmi, non riceve risposta se non un laconico “in questi casi si attiva la procedura per il tampone, cosa che farò subito”, di cura non se ne parla, continuo, cambio terapia o mi fermo? Non lo so.Del tampone non si dice niente, il medico non mi chiama più, credo mi abbia abbandonato, del resto non sarò né il primo, né l’ultimo e poi non lo dite a me, che spesso mi occupo di responsabilità medica.Sabato notte è un inferno, non dormo, respiro male, tossisco, dolori, immobile nel letto in compagnia di tutti i sintomi più noti.Mariella terrorizzata si alza di buon mattino, non sa che fare, poi decide, chiama Michele Romano, non è il mio medico, è praticamente un fratello, gli racconta tutto, gli chiede un aiuto, non sa cosa fare.“Fammi preparare, un’oretta, passo in farmacia e sono da te a visitare Mimmo”.Non glielo aveva chiesto Mariella, non sono suo assistito, poteva limitarsi a dare un po’ di consigli, invece no, incurante del pericolo, viene a visitarmi.Alle 9 io sono ancora a letto, lui arriva, si veste nell’ingresso, scafandro stile Nasa nel film E.T., due mascherine, visiera, due guanti, copri scarpe, lui è medico, lo sa cosa rischia stando con me in camera da letto.“Michè, mi sento di morire, non ce la faccio più”.“Non dire cazzate, ora ti visito, e inizi la cura. Io non so se sia Covid, ma così non puoi stare, devi iniziare la cura covid, tanto non hai problemi di salute particolari”.Mi visita, mi dice che i bronchi non gli piacciono, che s’inizia la cura e che “stasera starai già meglio”.Gli sorrido, è una cazzata lo so, poi io sono il suo avvocato e lui sa che non mi lascio prendere in giro, ma va bene così.Accetto la sfida, non voglio più essere debole, voglio reagire, voglio lottare, se deve finire male, che finisca male, ma lotteremo pezzo di merda di un virus.Michele comincia con le iniezioni, nei glutei, nella pancia, mentre le fa, spiega a mia moglie, che non le ha mai fatte, come si fanno e le dice che dal giorno dopo avrebbe dovuto provvedere lei.Mi saluta, se ne va di là, si cambia, mette in una busta tutto il vestiario, disinfetta gli strumenti di lavoro e dice a mia moglie che comincerò a stare bene non la sera, ma 48 ore dopo l’inizio della terapia.Chiama tutti i giorni, vuole sapere l’evoluzione, non parla con me, io non riesco a fare una telefonata, la voce e il fiato non me lo consentono.Martedì il tampone, ci vado con Mariella, siamo in fila, dietro di noi si ferma una macchina, scendono in quattro, tolgono le mascherine e cominciano a spararsi selfie, quasi fossero al circo dei coglioni.Il vigilante li riprende, loro se ne fregano.Siamo fermi, una macchina salta la fila e si mette davanti, il primo suona, il merdoso lo guarda male e rimane in fila a un posto che non è il suo.La fila si ferma, l’infermiere dice al merdoso “lei non ha la prenotazione, non può fare il tampone”.“Embè, me lo fai lo stesso” dice il merdoso.La fila è ferma, fa caldo, qualche giorno prima lì, medici e infermieri sono stati picchiati perché non volevano fare il tampone a uno che non aveva prenotazione.È un attimo, l’infermiere realizza e decide subito, gli fa il tampone, purché si tolga dalle palle e il merdoso, soddisfatto, se ne va.Gli avrei fatto un applauso, anzi no, due bei calci nelle palle sarebbero stati meglio.Riprendono le operazioni, faccio il tampone, torno a casa, la febbre non va oltre i 37.7.Mercoledì, forse, ma solo forse, sto un po’ meglio, oggi, giovedì, forse ancora un pochino meglio, mi sembra di rivedere un po’ di luce, un po’ di sole.Poi un’altra doccia fredda, l’esito del tampone, positivo, certo non mi aspettavo nulla di diverso, ma che vuoi, la speranza … con quello che segue.Sono a letto, vi rimango, confesso non l’ho presa bene, mi abbatto, ritorna la paura, l’impotenza, la lotta è impari troppo, e lui è più forte di me.Passo un paio d’ore col cellulare su facebook, mi tiene compagnia e mi contagia, ma con l’affetto dei miei amici e non con la bestia.Poi decido, ora basta, devo essere forte, devo combattere per me, per i miei familiari, per i miei amici, per vincere la paura, l’impotenza e la lotta, sia pure impari, e devo condividere i miei pensieri, le mie sensazioni e perché no le mie paure, troppi sono in queste condizioni, spersi, spaesati e impauriti, ma dobbiamo reagire, tutti e tutti insieme, dobbiamo far vedere alla merda chi comanda e poi, non ci si arrende mai senza neanche lottare.E ora la mia lotta, quella di Mariella e dei miei ragazzi, entra nel vivo, ne abbiamo ancora da fare, come tanti altri del resto.Divulgo la notizia, telefonate, messaggi, affetto, incoraggiamento, di tutto, già mi sento più forte.E poi gli avvocati, che belli, già in tanti si sono offerti di sostituirmi per le udienze per il tempo che sarà necessario: grazie colleghi, non ne avevo alcun dubbio.Ora, oltre a combattere devo fare qualcos’altro, come promesso ho scritto per chiarire qualcosa e sono a disposizione di chi vorrà sapere qualcos’altro, lavorerò un po’ perché le cause non si fermano e poi un’altra cosa.In molti mi avete detto “scrivi qualcosa sull’argomento, è importante conoscere, sapere, confrontare e, soprattutto, ricordare”.Avete ragione, mi avete convinto, comincio ora, non so di quanto tempo avrò bisogno, ma comincio ora.Per il momento ho il titolo “Fate i bravi”.Io scrivo e combatto, voi fate i bravi e insieme vinciamo, perché dobbiamo vincere.Auguri a tutti”.
