Dopo un interrogatorio durato ore, alla presenza di uno psicologo, il bambino di 8 anni, coinvolto nell’omicidio del patrigno Mario Renzulli, è stato affidato al padre naturale. Sulla versione fornita dal piccolo agli inquirenti vige il massimo riserbo. Nelle scorse ore, il minorenne è stato anche sottoposto a cure presso l’ospedale di Foggia per lesioni al volto, probabilmente scaturite dalla violenta colluttazione all’interno del podere. Il piccolo sarebbe infatti intervenuto per difendere la madre durante una furiosa lite tra quest’ultima e Renzulli. Ora le attenzioni si stanno spostando sull’autopsia che potrebbe essere eseguita già domani. Il 38enne, ricordiamolo, è rimasto ucciso da un fendente all’addome, poco sopra l’ombelico. Il padre, allertato dalla nuora, si era recato in fretta e furia nel podere per prelevare il figlio e condurlo al Riuniti di Foggia. Ma ormai era già troppo tardi.
Renzulli è morto per dissanguamento o perché colpito in punti vitali? Solo l’esame autoptico potrà dare una risposta al quesito. Bisognerà inoltre chiarire le tempistiche. Quanto tempo è passato dall’accoltellamento alla chiamata dei soccorsi? Perché Renzulli, sanguinante, è uscito fuori dal podere? Chiedeva aiuto? Fuggiva? E da chi? Gli investigatori avrebbero trovato numerose tracce di sangue all’esterno della struttura. Il padre della vittima si è rivolto ad un legale anche per chiarire tutti questi aspetti.
“Il minore è stato ascoltato ieri dalle autorità – afferma, intanto, Angelo Salvemini legale della mamma del piccolo – ma non si conosce il contenuto delle dichiarazioni rese, anche perché è stato temporaneamente affidato al padre naturale intervenuto nell’occasione. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è quella ormai nota, ovvero di un bambino che pare si sia difeso in occasione di un’aggressione. Non si conoscono ancora i dettagli della vicenda”.
